Credenti? Ma anche no!

Di

Egregio don Vitalini,

a proposito delle sue considerazioni (http://bit.ly/2odmte4) pubblicate sul “Corriere del Ticino” di sabato 15 aprile, sui non credenti che non sanno di essere credenti, ma lo sono poiché “colui che appoggia la sua vita sui valori fondamentali della verità, della giustizia dell’amore del prossimo, anche se non lo sa è un credente”, le posso garantire che io – e come me molte centinaia di milioni di persone nel mondo – non sono affatto credente, nemmeno nel senso insinuato da lei. Noi non crediamo nell’esistenza del vostro Dio. Anzi, nell’esistenza di alcun Dio.

Anche se vi piacerebbe, voi non avete il monopolio né della morale né della verità né del diritto di stabilire chi è credente e chi no. Per fortuna, perché, quando lo avete avuto, s’è visto cosa avete combinato.

Nell’osservare le parole e le azioni del vostro Dio nelle vostre Sacre Scritture, noi atei siamo fieri di avere una morale agli antipodi. È troppo comodo ricordare solo i gesti di bontà di Gesù, ma dimenticare le sue maledizioni, le sue imprecazioni, i suoi scoppi di collera, le sue chiusure mentali, la sua presunzione, il suo dogmatismo. Oppure vogliamo parlare delle innumerevoli, atroci nefandezze del Dio dell’Antico Testamento?

Sicché no, grazie: la nostra morale è laica, autonoma, libera da dogmi e da comandi divini. È una morale che non ispira e non scatena genocidi di popoli, persecuzioni di eretici, crociate contro gli infedeli, roghi di streghe, elenchi di libri proibiti, rifiuti del progresso, della modernità e della scienza, sostegni alle dittature. È una morale perfettibile e modesta, ma tollerante, inclusiva e soprattutto razionale. È una morale umana e non divina.

Piuttosto lei, don Vitalini, è proprio sicuro di essere davvero credente? Magari la prospettiva del nulla dopo la morte fa troppa paura? O forse trovare da soli un significato da dare alla propria esistenza, pensando in autonomia, è troppo faticoso? Non sarà che magari in fondo lei è ateo e non vuole ammetterlo?

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