Da Neuchâtel suona un (altro) allarme per l’UDC

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In un cantone dove neanche due mesi fa, era solo il 12 febbraio, il popolo ha rigettato la riforma ospedaliera presentata come essenziale dal Consiglio di Stato ieri lo stesso popolo ha riconfermato in blocco lo stesso Consiglio di Stato. Nessuno ha ottenuto la necessaria maggioranza assoluta, ma i giochi son fatti e il ballottaggio sarà un dettaglio.

No, non è che in canton Neuchâtel abbia improvvisamente preso piede la schizofrenia. Più semplicemente, e come ottimamente riassunto da François Modoux su La Tribune de Genève di oggi, il popolo ha chiesto stabilità. Sì, al Consiglio di Stato in febbraio è stato mostrato un bel cartellino giallo, ma l’interesse primario, cioè la collegialità e la stabilità che hanno garantito questa squadra di governo, è stato ben salvaguardato. Facile intuire a spese di chi: l’UDC nella corsa al Consiglio di Stato è stata un mero orpello decorativo, in Gran consiglio ha perso metà dei suoi seggi, a favore di Verdi e PLR.

In attesa delle elezioni cantonali in canton Vaud del 30 aprile, da Neuchâtel e Vallese sono arrivati dei segnali chiari: il popolo vuole governi che, seppur non scambiando la collegialità per una gitarella di piacere, governino. Appare chiaro quanto di questi tempi l’UDC sia lontana dal concetto cardine di ogni buon governo: l’armonia. Che non vuol dire andare d’accordo su tutto, non vuol dire appianare le differenze. Ma evitare le polemiche, le urla, gli strilli. Mettersi a disposizione del popolo senza arrogarsi il diritto di esserne unico portavoce, collaborare con tutte le altre forze.

L’UDC non è in caduta libera, ma se ieri nel feudo di Yves Perrin è andata incontro alla catastrofe e in Vallese ha perso il seggio in Governo grazie alla figuraccia rimediata da Freysinger vuol dire che qualcosa, forse, sta iniziando a scricchiolare.

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