Hai 50 anni? Sei fuori

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Fonio e Jelmini, i due deputati PPD, sembrano dei martelli pneumatici. Frenetici e martellanti (appunto) tengono bello sveglio il parlamento e il Consiglio di Stato con le loro mozioni e interpellanze. Pur non essendo della loro parrocchia, ci piace un approccio che, come in questo caso, tocca punti sensibili e cerca, perlomeno negli intenti, di trovare delle soluzioni. L’ultimo loro intervento riguarda la disoccupazione di coloro che hanno superato i cinquant’anni.

Anche solo il parlare di certe cose ne rende urgente la soluzione. Quello dei disoccupati over 50 è un problema serio e reale. Solo uno su quattro, secondo statistiche di Travailsuisse, riesce a trovare di nuovo un posto di lavoro. In una società sempre più impietosa e frenetica è ora che lo Stato ponga rimedio alle storture del mercato, storture che emarginano i giovani, perché privi di esperienza, e i cinquantenni perché troppo cari a causa dei contributi.

Per logica, l’accesso al mercato del lavoro dovrebbe essere uguale per tutti. Ognuno dovrebbe avere la medesima opportunità di trovare un impiego. Oggi, invece, per i giovani è motivo di ansia cercare un posto di apprendistato o un primo impiego e per un cinquantenne il licenziamento diventa praticamente una condanna all’assistenza. Non è tollerabile.

Come fanno notare Fonio e Jelmini, la fascia di disoccupati che subisce il maggiore incremento è quella al di sopra dei 45 anni. Ma non solo: questa categoria è quella candidata con maggiore probabilità alla disoccupazione di lunga durata. Ci sono pallidi tentativi di rimediare alla situazione, ma sono meri palliativi, come i corsi di formazione per esempio. Il problema è che, come al solito, buona parte del parlamento vede un intervento dello Stato come fumo negli occhi quando lo Stato, invece, essendo espressione dei cittadini, dovrebbe quasi giocoforza occuparsi attivamente di coloro che non ce la fanno.

In tutto questo, ci si domanda dove sia la sinistra, che sembra essersi dimenticata dei valori fondamentali alla sua base, valori di cui il lavoro è uno dei pilastri. Il lavoro è infatti non solo guadagno, ma anche dignità e gratificazione. La sua assenza crea sacche non solo di povertà, ma anche di rabbia e disillusione, aumentando le tensioni sociali e alimentando il fuoco, purtroppo, della destra.

Quello che una volta era baluardo della sinistra, è stato scippato da degli arruffapopoli. Farsi quattro domande spassionate a volte sarebbe doveroso.

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