La rivolta dei frontaliers

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E triste e avvilente vedere i sindaci di piccole comunità di frontiera, paesi che vanno dalle poche centinaia alle poche migliaia di abitanti, doversi unire per protestare. Non solo contro la Svizzera e il suo ministro Norman Gobbi, che unilateralmente ha chiesto (e ottenuto) di chiudere i valichi, ma anche contro l’Italia, che ne ignora le perorazioni. Il primo aprile, alla chiusura serale della frontiera, si sono riuniti al valico di Cremenaga.

Venti sindaci in tricolore, venti persone a rappresentare migliaia di cittadini che si vedono sbattere la porta in faccia. I sindaci delle comunità montane del Piambello e quelli di Cremenaga e Lavena Ponte Tresa.

“L’assenza di qualsivoglia comunicazione di eventuali decisioni condivise con il Governo della Confederazione o, al contrario, il non rendere partecipi le Amministrazioni locali dell’assoluta unilateralità della scelta elvetica, induce a una percezione per gli Amministratori, ancora più marcata, che le zone di confine siano terra di nessuno, Inoltre vi è viva preoccupazione per i cittadini frontalieri se fosse avvalorato il fatto che coloro che sottoscrivono accordi in nome e per conto del Popolo Italiano non si premurano di verificare che gli stessi siano rispettati. (…)”.

Questo ha dichiarato il sindaco di Cremenaga, Domenico Rigazzi. Noi ci sentiamo di condividere, anche solo perché molte di questi lavoratori sono comunque padri e madri di famiglia che magari da decenni lavorano in Svizzera e hanno la sola colpa, spesso, di essere sfruttati da un padronato che ha a cuore solo il profitto in vece del bene del Ticino. E ha proseguito, indignandosi giustamente del clima aggressivo nei confronti dei frontalieri:

“Richiamando le ultime incresciose e note vicende di offesa al popolo italiano da parte di alcuni esponenti politici svizzeri, l’immagine delle fasce tricolori davanti ai cancelli chiusi sono il poco che Sindaci ed  Amministratori, rappresentanti locali dei cittadini, possono fare per tutelare la dignità degli stessi ed in particolare dei frontalieri, anche perché disonestà e delinquenza non siano additate come prerogativa del territorio italiano”.

Lo stesso Gobbi si era distinto per avere creato un incidente diplomatico a cui il consolato italiano aveva risposto piccato. Insomma, quella di Gobbi e di Zali, sembra vieppiù una guerra che non risparmia colpi bassi. Ci domandiamo quanto giovi questo clima al Ticino tutto. Il sindaco Mastromarino di Lavena Ponte Tresa, dal canto suo, esprime tutta la sua solidarietà al collega Rigazzi, ritenendo il provvedimento inutile. E il riassunto di questo concetto esce dalla bocca di un cittadino di Cremenaga:

“Mi sembra un brutto sogno. Sono dispiaciuto per noi, ma anche per i cittadini svizzeri: abbiamo bisogno uno dell’altro e invece si chiudono cancelli e si tirano su barriere. Una cosa che non sta né in cielo né in terra”.

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