Lisa Bosia e Marc’Antonio

Di

“Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia di Cesare. Il nobile Bruto v’ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Bruto e degli altri – ché Bruto è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore – io vengo a parlare al funerale di Cesare.”

Ecco, questo a parlare della Bosia ha dato fuori, penserete. Cosa c’entra Marc’Antonio. C’entra, c’entra… vedrete.

Lisa Bosia, come ci si aspettava, cozza contro la legge svizzera, meno disposta a tollerare l’attenuante umanitaria di quella francese, che aveva assolto Cedric Herou. Lisa la bandita, Lisa la passatrice si è presa una condanna di 80 aliquote sospese, e non è stata riconosciuta l’attenuante dei motivi umanitari. Stando a nostre informazioni sembra che andrà in Appello.

Torniamo a Marc’Antonio. Nel suo “Giulio Cesare”, Shakespeare lo fa esprimere come riportato sopra in un discorso che è diventato un emblema di pensiero. Marc’Antonio sembra ammettere i limiti di Cesare, ma incensando i suoi assassini, in realtà dimostra la pochezza di chi accusava l’imperatore e ne sottolinea la grandezza.

Lisa Bosia ha peccato. Lo ha fatto solo perché, come ribadito da Amnesty International e da altre numerose associazioni, la Svizzera alla frontiera aveva per prima violato le leggi sul ricongiungimento e sui minorenni. Lisa non avrebbe dovuto raddrizzare dei torti se il suo paese si fosse comportato con correttezza ed onestà.

Ora sappiamo che partiranno i peana dei giustizialisti, di quelli che la legge la invocano quando a violarla è qualcuno che cerca di aiutare gli altri, ma la ignorano quando riguarda (spesso) loro. Ecco, questi sono Bruto e i congiurati. Micetti che hanno ucciso il leone, personcine da poco, che sono disposte a mentire pur di gettare fango e che non avranno mai la grandezza umana di Lisa, Cedric e tanti altri, persone che mettono in gioco la propria vita per salvare gli altri.

Alla fine di uno dei più bei discorsi del teatro, Marc’Antonio riesce a sollevare il popolo contro i congiurati. E forse le cose possono cambiare. Ce lo insegna William Shakespeare. Forse si può muovere il cuore della gente e fargli ricordare cosa, in realtà, difendeva Lisa. Dei diritti, che sono di tutti e non solo di quelli che si ritengono i soli e unici “ticinesi”, quando di ticinesi ce ne sono a migliaia che non la pensano come loro e che sono patrizi quanto e più di loro magari. Negare i diritti a qualcun altro alla fine vuol dire negarli a noi stessi, vuol dire rendere più arido e triste il nostro paese.

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