Mi sono trattenuto, volevo insultare…

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Io ho un grande rispetto per il lavoro dei funzionari cantonali. Certo, non tutti sono perfetti, alcuni sono lazzaroni, come in tutta la società. Altri sono gentili e solerti. Ma fanno andare avanti la macchina di questo Cantone, spesso a prescindere dal Consigliere di Stato.

Rarissime volte mi verrebbe voglia di prenderli a male parole, e questa è una di quella volte. Ieri mattina mi hanno sentito probabilmente fino a Giubiasco, mentre leggevo l’articolo di TIO intitolato “Il terremoto degli assegni, centinaia di famiglie furiose”.

Si parla degli assegni tagliati e famiglie in difficoltà, grazie alla generosità di quel 52% di ticinesi che hanno deciso fosse meglio segare dei poveretti piuttosto che vedersi aumentare il moltiplicatore dello 0,2%. Anche qui, non fatemi dire quello che penso.

Ma torniamo al funzionario. Anna Trisconi Rossetti, capo dell’Ufficio prestazioni presso l’istituto delle assicurazioni sociali. Tio le fa un intervista, la trovate per esteso a questo link. Intervista che mi ha fatto andare fuori dai gangheri, e in particolare la seguente frase della signora Trisconi Rossetti: “È però importante che i beneficiari capiscano che non sono stati fatti dei tagli ma che, con questa misura, il Cantone, ha adeguato il suo approccio verso la politica familiare”.

Non chiamatele tasse, non chiamateli tagli, non chiamateli balzelli. Sta diventando un abitudine idiota. Ecco Anna, brava. Vai a casa di Patty (nome di fantasia), madre sola con 6 figli a spiegarle la lungimiranza del governo. Capisco che tu debba difendere lo scellerato operato del tuo ufficio che effettivamente non ne ha colpa, ma questa frase non solo è idiota, è anche offensiva. Offensiva per gente che si è vista falciare centinaia di franchi in base a calcoli astrusi e assurdi, e se prima era ai piedi della scala adesso è nello scantinato. Vai a casa loro, mentre mettono in tavola le cose che magari hanno preso al tavolino magico a dirgli col sorriso che avete solo adeguato l’approccio. Ma sentiamo piuttosto la nostra Patty, a cui abbiamo chiesto una dichiarazione:

Dopo la sorpresa dell’esito della votazione in cui si è deciso sui tagli degli assegni, non son passate che due settimane prima che arrivasse la mannaia; quella mattina quando ho aperto la busta ho pensato che un pugno in faccia e due bastonate avrebbero fatto meno male…chiamateli balzelli, io li chiamo la vergogna del 12 febbraio perché di vergogna si tratta. Non mi strappo, ne mi strapperò i capelli, perché a vivere con poco siamo abituati. Ciò non toglie che tutto ciò è vergognoso in un paese dove si continua a parlare di socialità, ma dove sempre di più il divario ricco-povero è evidente e dove vige una strana ” legge” che ha pagare è colui che già fa fatica. Proprio una bella politica sociale. Voglio ricordare le parole di Mandela: “dei buoni governanti sono coloro che fanno star bene la parte debole del popolo e non quella ricca e forte!” Probabilmente qui mi sfugge qualcosa. Ma intanto noi a testa alta viviamo e cresciamo nel rispetto, nell’amore, nell’aiuto reciproco e nella gioia di vivere!”

Sembra dunque di essere anche noi nell’era Trump, quelle delle verità alternative. Non vi abbiamo tagliato 5 o 600 franchi al mese, poveri scemi, non capite che abbiamo adeguato l’approccio?

Io non ricevo sussidi, grazie al cielo io e mia moglie bastiamo alla nostra famiglia, ma mi aspetto però che almeno qualcuno si vergogni di questa porcheria e non vada in giro a raccontare verità alternative che urlano vendetta al cielo. Molte famiglie, oggi, sono ancora più in difficoltà. E questo grazie a quella metà di ticinesi che ha votato i tagli e a una mentalità schifosa che si sta facendo strada e che oggi purtroppo si esprime anche sui social.

Forse dovremmo incazzarci. Tanto. Forse dovremmo scendere i piazza di nuovo. Forse dovrebbe addirittura morire qualcuno, per far sì che l’aridità delle cifre si trasformi in amore per il prossimo.

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