No Fillon, le domande le fanno i giornalisti

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Il candidato dei Républicains alle presidenziali, François Fillon, stamattina ha arricchito la sua personale galleria degli orrori con una nuova, smagliante performance.

Intervistato da RTL, il – scusi generale de Gaulle, scusi davvero ma lo dice lui – gollista Fillon ha affermato con malcelata soddisfazione di aver rifiutato un’intervista a Le Monde. Succede, se stampa e politica vanno d’accordo c’è qualcosa che non funziona. Ma ciò che è interessante è la motivazione data dallo stesso Fillon: le domande mandate dal quotidiano parigino della sera erano su cosa avrebbe fatto, se eletto, contro la corruzione e per la moralità pubblica. Chiaro, inutile negarlo, il riferimento ai suoi affaires e alla moglie stipendiata con soldi pubblici per anni senza che essa abbia lavorato un minuto. E fin qui, condivisibile o meno, si tratta di una scelta. Il problema è che Fillon questa scelta ha voluto spiegarla, e ha fatto – alla sua credibilità e al concetto di decenza – più danni della grandine.

Sono io che scelgo come organizzare la mia campagna, non Le Monde” ha detto. Rincarando subito dopo la dose: “C’è una cosa molto importante per me: non sono i media a decidere delle tempistiche, delle domande da fare, delle campagne elettorali.”

Ecco. Oltreché volgere lo sguardo indietro alla celebre storia del gollismo e far fatica anche solo a immaginare un Debré, un Chirac, un Raffarin, un Balladur, un Juppé dire qualcosa di simile, la questione che si pone ha dell’incredibile: un candidato di punta alle presidenziali in Francia, paese dell’illuminismo, si permette di dire che i giornalisti e i media non possono decidere le domande da fargli.

I giornalisti fanno domande, cher ami. Sennò non sarebbero giornalisti, ma scribacchini, collaboratori. Si capisce che Fillon abbia dei problemi con la stampa dopo che son stati proprio Le Monde e il Canard Enchainé a scoperchiare ciò che l’ha portato a essere messo sotto inchiesta. Ma dire che la stampa non ha diritto di far domande è grave, oltreché esagerato.

Chi immagina un solo istante il generale de Gaulle indagato?”, si chiese l’autunno scorso Fillon in campagna per le primarie contro Sarkozy. Bene. Ora lui è indagato, e oltre a non aver fatto il passo indietro promesso si permette di lamentarsi se le domande che gli vengono fatte non lo aggradano.

In questa strana e folle campagna credevamo di averle viste tutte, ma è a tre giorni dal voto e con questa storia che forse si è raggiunto il momento più degradante.

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