O Pais Tropical. Ticino: la pioggia bandita per sempre

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Lasciamo perdere i maschi, il Pierfernando e l’Enea, ma voi donne, tu Simona, tu Rosita, un minimo di empatia per “Debby” non potete mostrarla? La mia meravigliosa “Debby”, seccata in piedi, nuda.

D’accordo, la valle non è esattamente un posto di camelie, ma era sopravvissuta otto anni, grazie a José che la bagnava, è vero, ma anche grazie a madre natura che un po’ di pioggia la lasciava cadere.

L’Ofelia, venuta a coglierne un rametto, aveva quasi le lacrime agli occhi. L’ho potata drasticamente, qualche fogliolina rispunta, forse la salvo. Le ho lasciato un rivolo d’acqua per un intero pomeriggio, la Giuditta mi ha affrontato a muso duro: “non si può, se faccio la doccia non ho più acqua per la minestra, altro che bagnare le piante!” La sera, tutti incollati alla TV per la Meteo; e giù a mangiar rabbia, oltre al danno la beffa: in alto i cuori, per i prossimi quattro giorni almeno – sette soli! Ah quei volti giulivi, raggianti, proprio come in questi giorni il nemico, il sole, magari accompagnato dal vento, anche quello sconosciuto da quelle parti!

Il cugino Leopoldo ipotizza che la Meteo sia gestita da Ticino-Turismo soprattutto sul fine settimana, tanto per far prendere il treno a chi sta al nord e di pioggia ne ha sin troppa. Ho incrociato il nipote del “Sacrestia” che per chiamare l’acqua, quando senza i prodotti del campo e senza il fieno si faceva la fame, organizzava le processioni alla Chiesa di S. Antonio, gli ultimi 100 metri in ginocchio. “Una volta almeno, quando c’era tuo nonno…” “Ma tu ci credi?” mi fa. “Non lo so, ma dopo pioveva”.

“Sì, per forza, dopo un mese e mezzo, per forza pioveva, per una legge naturale”. Sì, ma ora? Dov’è finita la legge naturale? “L’è colpa da la Televisiun!” La Piera non ha dubbi. “L’è ul Binaghi!” Le dico che semmai la colpa è dell’Osservatorio di Locarno-Monti. Niente da fare. “Dov’è finita la Sabrina? E la Barbara? E la Giulie? Julie o Giùdilì, fa lo stesso, ma con lei e le altre due qualche gocce cadeva!” “Fra poco bruciamo tutti. L’erba la dobbiamo ripiantare filo per filo, come quel “galletto” d’un Bruno che per correre dietro alle donne e a 50 anni si è piantato i capelli. “Però il pericolo d’incendio lo annunciano”. “È vero, ma d’inverno non annunciano il gelo. Meno otto-dieci, tutto va a ramengo ma non per loro, loro vogliono il sole, pensano solo alle neve e agli sciatori.”

“Vedi come cambia il mondo? Una volta ci nutriva la terra, adesso siamo nutriti dai turisti.”

“Sì, ma se non cresce più nulla cosa mangeranno?” Fra la Piera e la Meteo la frattura è insanabile.

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