Parola di Pilato

Di

Finalmente questa sera trovo del tempo per scrivere le memorie di questi giorni. L’odore di incenso e di carne bruciata sale ancora dalla spianata del Tempio, dopo una settimana intera di preghiere e sacrifici tipiche delle usanze di questa arida e ostile terra di Giudea. La festività di Pesach sono ormai alle spalle e domani organizzerò il mio rientro a Cesarea. Gerusalemme è una città caotica, sporca e violenta. Non fa per me e infatti i bruciori di stomaco in questa settimana si sono acutizzati non poco. L’ultima mia annotazione risale a giovedi sera.

Poco dopo aver posato la penna venni informato della cattura di un certo Gesù di Nazareth da parte del Sinedrio di Gerusalemme. La mattina seguente fu portato d’innanzi a me perché esprimessi giudizio. Mi correggo, dovetti andare loro incontro, a quei capi religiosi fin troppo considerati, i quali mai si sarebbero resi impuri ad entrare nella casa di un pagano nella settimana di festa. Mai comprenderò le superstizioni e le credenze di questo popolo cosi ostinato, cocciuto, insopportabile nei modi di porsi verso altre culture e verso il potere dell’Impero, di cui io sono la personificazione di fronte a loro.  Ma parlavo del Nazareno. In un primo colloquio non ne trovai colpa alcuna, se non quella di avermi fatto alzare di buon ora. L’ aver fatto perdere il sonno anche ad Anna, Caifa e agli altri membri del Sinedrio mi fa addirittura sorridere, loro e la loro paura di tutte quelle strampalate profezie sulla venuta di un Messia liberatore gli si è ritorta contro. Avevano voglia di sangue, e tentai di riempir la loro sete facendo flagellare quell’uomo delirante più perso nel suo mondo che interessato al potere. Me lo ricondussero a me sudicio, ferito, al limite delle forze. I miei soldati ne avevano fatto un gioco sadico e lo avevano deriso ponendogli una corona di spine in capo. Per quanto mi riguardasse la faccenda, poteva benissimo tornarsene in Galilea a leccarsi le ferite, sicuro che il potere di Roma avesse lasciato il segno. Ma ancora i dotti del Tempio tornarono a farmi pressione, stavolta in maniera succube, mettendo in dubbio il potere di Roma e di quanto quell’uomo che non stava neppure in piedi, potesse ardire trame contro l’Impero. Minacciarono, in maniera velata di muovere rimostranze a Tiberio in persona. Già, ma che ne sanno a Roma dell’Ade che è questo posto, e la sua gente, di quanto sia logorante imporre la ragione su questi villici pastori di capre. Lo reinterrogai nuovamente, sebbene le ferite profonde delle fruste egli rispondeva ancora in meniera lucida. Si fermò sulla mia domanda “Cos’è la verità?”. Non rispose. Credo che ormai più nessuno, nemmeno lui, sapesse cosa fosse vero e cosa no in quel frangente. Avrei potuto mandarlo in croce su due piedi, ma darla vinta a quei vessatori che si ergevano ad alleati fedeli dell’Impero era troppo. Inoltre anche Claudia mi mise pressione su quel prigioniero, dicendomi di esserne turbata e di cui non avrei dovuto impicciarmi. Aveva ragione. Mi appellai quindi al potere consentitomi in queste occasioni di festa di poter liberare un prigioniero. Lasciai quindi che decidesse la plebe la sorte di quel loro profeta, alla fine era una questione prettamente loro, in cui io mi trovai per forza di cose a legiferare. Fossi rimasto a Cesarea di tutto questo non avrei dovuto occuparmene.

Decisi di mettere a confronto Barabba, un bandito sbandato a cui volentieri avrei personalmente infilzato i chiodi nella carne. Subii una grande smacco quando la folla sollevò il suo nome richiedendo la sua liberazione. Evidentemente non avevo considerato l’influenza e il buon lavoro dei tirapiedi del Sinedrio tra quella folla manipolata ad arte. Ingenuo! Dovetti mantenere la parola data, più a malincuore per la liberazione di Barabba che per la condanna del Nazareno. Volli comunque lanciare un’ultima provocazione a chi mi aveva cosi voluto complice di questa farsa, mi feci portare dell’acqua e mi lavai le mani d’innanzi a loro. Gesto inutile forse, ma che mi recò soddisfazione, non lo nascondo.

E quando a sera ormai tutto si era concluso ancora tornarono a supplicarmi di mettere a guardia della tomba del Nazareno una guardia per evitare la trafugazione del corpo da parte dei suoi discepoli. Che menti bacate, che bieco popolo ridotto a chiedere la guardia ad un pezzente morto. Lo concessi solo per rispettare il loro Sabbath, ma da domani sarà affar loro sorvegliare o meno un morto.

Domani tornerò a Cesarea e fino al prossimo Pesach questa città non mi rivedrà più. E tutta questa storia domani ce la saremo tutti dimenticata.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!