Qual è (davvero) la posta in gioco

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Ieri sera si è voltata una pagina. Non solo nel senso in cui l’ha detto Emmanuel Macron, il quale in un anno e senza una struttura partitica a sostenerlo è arrivato primo, ma perché esaurita la campagna elettorale del primo turno bisogna guardare avanti e vedere cosa c’è davvero in gioco. E non è la sopravvivenza dei partiti tradizionali, come non lo è nemmeno il destino politico di questo o quel candidato. È il secolare valore democratico della République a essere in gioco il 7 maggio.

L’ha capito il socialista Hamon, affermando che voterà Macron sapendo “distinguere un nemico politico da un nemico della République”. L’ha capito anche Fillon, che nel discorso della sconfitta ha denunciato la “violenza” e il “pericoloso estremismo” del Front National. Non l’hanno capito invece altri candidati eliminati al primo turno. Ma conta il giusto, perché ieri i francesi hanno dimostrato di averlo capito benissimo.

Da anni, spinta anche da una stampa che a furia di denunciare il pericolo quel pericolo ha contribuito a costruirlo, Marine Le Pen era la strafavorita. Sondaggi superiori al 30%, un ottimo risultato sia alle Europee sia alle Regionali, un sentire comune che la vedeva sempre più unica risposta agli attentati, alla disoccupazione, alla crisi, alle periferie incontrollate. Lentamente, però, quella parabola è diventata discendente. E questo ha coinciso con l’entrata nell’agone di un candidato che, citando Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, si è presentato ai francesi ponendosi come simbolo delle cose a oggi più odiate dai francesi: è il candidato più europeista, è un laureato all’Ena con un passato da banchiere, è spinto dai media, ha una certa continuità col presidente più detestato della Quinta Repubblica ed è molto aperto in materia di immigrazione. Altri si sarebbero schiantati contro un muro, Macron ha invertito la curva e, assieme all’irrinunciabile dote di un uomo di Stato – la fortuna, arrivata inattesa dagli scandali di Fillon e dall’esito delle primarie in casa socialista –, ha ribaltato il trend favorevole a Marine Le Pen.

Nella Parigi amministrata da Anne Hidalgo, ala sinistra del PS, e sconvolta dagli attentati il risultato è il seguente: Macron 34.8%, Fillon 26.4, Mélenchon 19.5, Hamon 10.1… Marine Le Pen? 5%. E il segnale del sussulto repubblicano di Parigi è beneaugurante in vista del 7 maggio. Il sistema a doppio turno ha un’indiscussa peculiarità: al primo turno si vota per il proprio interesse, al ballottaggio si vota per l’interesse del Paese. E l’interesse del Paese è chiaro che sia l’evitare di finire in una spirale politicamente, economicamente, socialmente e moralmente autodistruttiva. Come già detto, molti candidati e tenori l’hanno capito, altri no. Ma l’hanno capito i francesi fermando Marine Le Pen un passetto sopra al 21%. Ed è questo ciò che più importa.

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