Quanti miliardi ha chi dovrebbe combattere le élites?

Di

Iniziamo dai numeri, quelli secchi: nel 2015, fonte Banca Mondiale, il reddito medio negli Stati Uniti è stato di 56’115 dollari. Nel 2009, cioè quando Barack Obama entrò alla Casa Bianca, era di 47’001 dollari: una crescita significativa. Uno studio basato su un sondaggio di WSL/Strategic retail del 2012, però, ha stabilito in almeno 150’000 dollari annui la cifra per condurre una vita serena che comprende spese per abitazione, automobile, bollette, assicurazioni, cibo, vestiti, svago e qualche extra. Insomma, una spaccatura c’è, così come ormai siamo di fronte alla scomparsa di quello che una volta era il ceto medio non ricco ma benestante.

In questa spaccatura Donald Trump ha messo l’incudine, e a furia di martellate è riuscito a finire alla Casa Bianca pur prendendo tre milioni in voti meno di Hillary Clinton. E, al netto di tutto, è stato eletto da un furore popolano e populista che aveva un solo, chiaro messaggio: lotta all’establishment, lotta alle élites. Ma torniamo ai nostri numeri: 56’115 dollari di reddito medio, 150’000 dollari per vivere una vita dignitosa e abbastanza comoda. Perché? Perché grazie alla “financial disclosure” sono recentemente stati svelati i patrimoni del team di Donald Trump, cioè quelli che dovrebbero combattere le élites in nome del fantomatico popolo. Vediamo insieme.

Partiamo dagli affetti. Ivanka, figlia presto diventata consigliera del presidente – bontà sua senza stipendio –, ha un giro d’affari sui 50 milioni di dollari e le azioni della Trump International Hotel le hanno fatto guadagnare, solo l’anno scorso, fino a 25 milioni di dollari. Suo marito, Jared Kushner, possiede beni immobiliari per centinaia di milioni di dollari ed è titolare di fondi stimati almeno 380 milioni di dollari. Kushner ha vinto la battaglia di potere interna contro Steve Bannon, il fondatore di Breitbart non si sa come finito nel Consiglio di sicurezza e da questo esautorato nei giorni scorsi. Bannon, nel 2016, si stima abbia guadagnato 2,3 milioni di dollari, mentre la Bannon Strategic Advisor di cui è titolare ha un valore che oscilla tra i 5 e i 25 milioni di dollari. Finito? No, l’ideologo anti élites possiede pure diversi asset in alcune società per una cifra di minimo 3,3 milioni. A posto così? Macché: passiamo allo staff vero e proprio, quelli che decidono.

Il Capo del consiglio economico della Casa Bianca, colui che in teoria dovrebbe favorire l’attacco all’arma bianca contro il cattivissimo establishment, al secolo Gary Cohn, è ex presidente di Goldman Sachs – ah, che bella la lotta contro le élites – e possiede asset per un valore stimato fino a 611 milioni di dollari. Reince Priebus, il Capo dello staff, è molto più morigerato e oscilla a cavallo della soglia di povertà: nel 2016 ha guadagnato, grazie al partito, 390 mila dollari mentre ha venduto le azioni del suo studio per 450 mila dollari. Briciole. Finito? Macché, manca il pezzo grosso.

Vi ricordate Kellyane Conway, quella mattacchiona che tirò fuori la storia dei “fatti alternativi” per mascherare il flop della cerimonia d’insediamento di Trump? Ecco, non è un fatto alternativo che nel 2016 ha guadagnato 850 mila dollari per “consulenze”, né che possiede asset per 31 milioni di dollari.

Ecco. Non faccio parte di un Ordine mendicante né faccio discorsi pauperisti: la ricchezza non è un male, avere soldi se fatti legalmente non è un peccato. Ma se il patrimonio dichiarato dai 180 membri dello staff di Trump arriva a 12 miliardi di dollari capirete da soli che nella fantomatica lotta contro l’establishment e le élites c’è qualcosa di comico e ridicolo. Questi, eletti dal disoccupato della Rust Belt e dai “forgotten men” così mirabilmente descritti da Ezio Mauro, se ne fregano allegramente sia della lotta contro l’establishment, ne fanno parte, sia della guerra alle élites, perché sono loro.

Molti auguri al disoccupato della Rust Belt. Almeno non ha vinto “un’amica dei poteri forti, dell’economia e guerrafondaia lanciamissili” come Hillary Clinton.

Come dite? Ah, ops…

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!