Riprendiamoci l’IVA della Billag

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Per precisare, così non si comincia con la solita tiritera. La Billag era solo la società di riscossione che riscuoteva (appunto) il canone per conto dell’ente radiotelevisivo federale. Dunque non era colpa di Maurizio Canetta, di Reto Ceschi o di Clarissa Tami.

Fatto sta che quei cotiledoni della Billag pare abbiano riscosso il canone aggiungendo un’Iva che non andava aggiunta, e questo per anni. Parlare di errore fa venire un po’ il nervosino, perché un errore contabile di questo calibro, non parliamo di capperi ma di milioni, lo fai per un anno, non per 10.

L’alleanza delle organizzazioni per i consumatori e le consumatrici svizzere ha creato fortunatamente una piattaforma a cui tutti voi utenti potete iscrivervi per intentare una causa che vi permetta di recuperare l’IVA. Leggiamo dal sito dell’ACSI:

Il Tribunale amministrativo federale ha ammesso i ricorsi inoltrati dall’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (che raggruppa ACSI, FRC e SKS). Quattro consumatori membri di queste associazioni hanno chiesto la restituzione dell’IVA (…) e il Tribunale ha ritenuto che l’importo dell’IVA a cui hanno diritto di rimborso vale per il periodo dal 2005 al 2015. Contro la decisione, l’Ufficio federale delle comunicazioni ha annunciato ricorso al Tribunale federale.

(…) Questa fase è completamente gratuita. L’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori continuerà a battersi affinché tutti coloro che hanno pagato il canone radiotelevisivo siano rimborsati della somma pagata in più e non dovuta.”

Dunque sotto ragazzi, l’IVA di 10 anni su 400 e rotti franchi annui non sono proprio bruscolini…

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