Se la NHL sequestra Ovechkin e i rossocrociati

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Volete andare ai Giochi Olimpici? E noi vi rinchiudiamo nel locale-lavanderia. Siete o non siete nostri dipendenti? Non interrompiamo certo il nostro “business” per la ridicola storiella di quel francese che ogni quattro anni voleva riunire in un sol posto la gioventù del mondo…

Dalla nostra libera interpretazione alle parole, testuali, di Bill Daly, vice commissario della più potente Lega di hockey al mondo, la National Hockey League: “per dirla tutta non vedo proprio cosa ci possano dare i Giochi Olimpici.” Certo a Pyeongchang, nel febbraio del 2018, ben poco. Quel mercato non tira, non è redditizio come nel 2010 a Vancouver, o nel 2014 a Sochi. Ma invece, nel 2022 a Pechino… Quello sì che è un mercato da soldi a palate, basta che i cinesi si innamorino del puck. Non è facile, ma si può tentare. Ed è questo l’asso nella manica del nostro René Fasel che da piccolo andava nell’osteria del paese a vedere la Coppa Spengler e non potendo permettersi la bibita dava 20 centesimi all’oste. Niente Corea 2018? Niente Pechino 2022! Niente salto della quaglia.

Ecco l’asso nella manica di René che pur di avere i migliori (o quasi) al mondo era disposto a pagare i costi altissimi del viaggio e soprattutto delle assicurazioni dei campioni NHL, tra l’altro con il contributo di 20’000 dollari a testa a carico di ogni nazione partecipante! Costo totale 20 milioni pagabili in massima parte dal CIO e dalla Federazione Internazionale di hockey. Risparmio senza NHL: il 75%, 15 milioni. Eppure il presidente Fasel non si da per vinto. Anche perché si è verificato un fatto inatteso: i ricchissimi campioni NHL si sono comportati come dei ragazzi di 15-18 anni che hanno un unico sogno: i Giochi Olimpici. Questa sì che è una lieta sorpresa, da parte di quei cinici marpioni poi…

E che sindacalisti! Persino un po’ “socialist” – che nell’America di Trump è poco meno che dire criminale stupratore: “qualsiasi inconveniente (leggi sospensione e perdita di soldi) è un piccolo prezzo rispetto alle grandi opportunità che danno i Giochi”. “Esprimiamo una netta disapprovazione verso una scelta miope”. “L’opinione dei giocatori deve contare. La decisione della NHL è inopinata”. Dalle parole ai fatti: Alexander Ovetchkin dei Washington Capitals ha già detto che lui ai Giochi ci andrà comunque. Il boss Ted Lionsis lo lascerà decidere. Gli conviene, sennò scappa.

Il braccio di ferro fra l’arroganza dei commissari della NHL Bettman e Daly , araldi del Real-Kapitalismus, e il resto del mondo è iniziato. Da quelle parti giocano: 438 canadesi, 255 statunitensi, 85 svedesi, 39 russi e 39 finlandesi, 35 cechi… e ben 15 rossocrociati fra prima squadra e farm-teams. Nel 2014 a Sochi erano presenti: Hiller, Berra, Weber, Streit, Diaz, Niederrreiter, Josi, Brunner e Moser. Nel 2018 sarebbero molto gravi le assenze di Josi-Superstar, Streit, Niederreiter e di un recuperato Sbisa, per non dire di Andrighetto, Fiala, Malgin, Weber e dei giovani che potrebbero aggiungersi: Meier, Müller, Kukan, Vermin, lo svizzero-canadese Tanner Richard e altri in prospettiva. Sperando che il fronte che fa pressione sulla NHL non si rompa. Eppure… i più furbi sentono già odor di salsiccia al fuoco: se le grandi nazioni non possono schierare i campioni sequestrati nella lavanderie della NHL, magari sul podio olimpico ci andiamo noi, con le nostre forze…

Qualcuno la pensa così anche in casa rossocrociata, convinto che il nostro convento passi un’eccellente zuppa… Auguri.

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