Una farsa tra accattoni e prostitute

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Torna per l’ennesima volta alla ribalta l’ennesimo abuso ai danni di alcune prostitute. In questo caso si parla di affitti esorbitanti, una dormiva addirittura in cucina, in locali al limite della legalità. Semplifichiamo, lasciamo parlare (da un articolo di TIO) una delle ragazze:

“Ci dormivamo in tre: due nelle stanze da letto e una in cucina, dove con un divano e una tendina è stata ricavata una terza camera.”

Ma la ragazza parla anche di una telecamera, con cui la tenutaria del locale controllava il loro lavoro e i clienti che frequentavano l’appartamento. Un’umiliazione nell’umiliazione.

Siamo talmente ipocriti e ottusi da riuscire magari anche a indignarci per questa situazione. Una situazione che va avanti da decenni. Parassiti immobiliari che come sanguisughe succhiano i guadagni di queste ragazze. Quanti clienti in media al giorno? Dai 10 ai 20, dipende dalla situazione. Qua in Svizzera è sensibilmente migliore rispetto ad altri paesi.

Noi siamo svizzeri. Ci teniamo alle nostre puttane. Ci teniamo ancora di più se chiediamo loro 150 franchi d’affitto al giorno per una stanzina. E chi fa questa speculazione infame dovrebbe domandarsi quanti cazzi al giorno valgono i suoi soldi. Due? Due e mezzo? Uno? Beh dipende da quanto è carina la ragazza.

E poi leggiamo che la Teseu, la nostra buoncostume, parla con rassegnazione di tratta di esseri umani, di usura, di estorsione e truffa. Ma la colpa è del cantone, che ha sempre girato la testa perché, insomma, siamo mica scemi, politicamente creare situazioni decorose e mettersi in prima linea per difendere le puttane mica è pagante. Preferiamo come al solito scopare lo sporco sotto il tappeto, come a Cadenazzo, eldorado delle prostitute fino a poco tempo fa, quando si chiusero i postriboli e le donne si sparpagliarono in appartamenti privati, spesso gestiti dai parassiti di cui sopra. Mi ricordo la chiusura della scena aperta della droga a Zurigo decenni fa, il Plazspitz. Ecco, i drogati non c’erano più al parco, a mostrare la lor desolazione. Erano scomparsi per miracolo in ogni anfratto, in ogni angolo, in ogni ferita di quella città.

Saremo adulti quando capiremo che i problemi vanno affrontati senza ipocrisia. Le puttane non scompaiono solo perché la Teseu fa una retata o perché qualcuno cambia le leggi. E nel frattempo questi frammenti di vita solitaria sdraiati in tuguri con le pareti che sudano, centinaia di donne soddisfano i desideri di uomini malati di solitudine o affamati di sesso. Anche questo è il lavoro della puttana, più spesso di quanto si immagini. Una carezza, un abbraccio, una finta frase d’amore. Un lavoro per cui la società dovrebbe essere grata.

 “Mia mamma ha pianto quando le ho detto quello che facevo, ma io sono sempre stata così, indipendente” questo mi raccontò anni fa in un’intervista una prostituta rumena graziosa, una cosettina di porcellana, ma con il ferro nascosto dentro come una matrioska. Basterebbe avere coraggio, quello che Gobbi dispensa agli italiani a piene mani. Basterebbe avere la voglia di perseguire chi lucra sulla pelle di queste donne come si perseguono con grande fermezza gli accattoni a Lugano. Basterebbe dare delle regole, dare protezione, permessi, tutele sanitarie, per rendere il lavoro più vecchio del mondo se non bello, perlomeno dignitoso.

E smettiamola per favore di indignarci per cose che conosciamo benissimo.

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