Boris Bignasca e lo sciacallaggio politico

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Tipico di un certo leghismo, neanche tutto a dire il vero, è lucrare su qualsiasi cosa. Cioè, trarre profitto da qualsiasi situazione, in stile Salvini per intenderci, e infilarci le proprio rivendicazioni.

Ma andiamo con ordine: in questi giorni TIO si è chinato sulla storia di Lisa, una giovane donna con figli che ha deciso di abbandonare il Ticino e trasferirsi a Varese perché non ce la fa a sostenere le spese di affitto e cassa malati nel nostro paese. Il marito farà perciò il frontaliere nel suo stesso cantone. Bignasca, con una faccia di tolla degna di un barattolo di ravioli Hero da 5 chili, si riallaccia alla vicenda con questo post: “La situazione creata dai bilaterali e dalle tasse troppo alte è talmente critica che i ticinesi sono costretti a migrare. Triste situazione, Continuerò a lottare contro tasse troppo alte e contro i bilaterali!”

Bene. Due cose la gente deve sapere: da nostre informazioni, il gruppo spontaneo contro i tagli AFI/API alle famiglie, si era rivolto anche alla Lega per avere aiuto. Aiuto che, nonostante le promesse, non è venuto. Anzi. La Lega in cambio ha votato in parlamento i tagli che hanno, di fatto, creato la situazione che ha portato Lisa e altri a “migrare”. La Lega era comunque in buona compagnia, con PPD e PLR. Contrari ai tagli erano solo PC, Verdi e PS.

Carmelo Diaz Del Moral, segretario del PS, che si era attivato per la raccolta firme contro i tagli agli assegni AFI/API, (tagli approvati dal popolo nella votazione di febbraio), ha scritto una toccante lettera a Lisa, che vi riportiamo in calce all’articolo. Gli abbiamo anche chiesto una presa di posizione in merito alle esternazioni di Bignasca, eccola:

“Non sono le parole di Bignasca che contano ma i fatti. Questi dicono, e bisogna mettere nome e cognome alle cose, che la Lega ha sostenuto i tagli alle famiglie sia in Parlamento che durante la campagna di voto a febbraio. Lisa e tanti altri giovani come lei lo sanno e non si fanno ingannare da un post su Facebook. I giovani -e non solo- se ne vanno dalla loro terra per mancanza di opportunità, per una politica miope che promuove direttamente o indirettamente salari bassi, sottoccupazione e precariato. 

I promotori di queste politiche hanno anche nome e cognome, e sono maggioranza in Parlamento. I lavoratori di questo cantone si difendono proponendo salari dignitosi, investendo dei soldi per fare rientrare i disoccupati nel mercato del lavoro e puntando il dito contro le agenzie interinali che tanti danni stanno causando in Ticino. Il resto è tutta fuffa e marketing.”

Qui sotto, come dicevamo, la lettera di Diaz del Moral a Lisa, lettera che però ci sembra rappresentare un appello a tutte quelle persone che non si sentono sostenute nel proprio paese. Leggiamola:

Ciao Lisa,

mi dispiace che tu te ne vada, purtroppo non siamo stati capaci a febbraio di convincere la gente di questo cantone che ci sei tu e che ci sono i tuoi due bimbi, che c’è tuo marito che sicuramente lavorerà come un matto per mantenere la famiglia e che come te ci sono tante altre mamme e tante altre famiglie ticinesi che hanno perso gli assegni oppure hanno visto ridursi di tanto gli aiuti per poter vivere qui.

La rabbia è grande, soprattutto quando sento dire da certi politici che bisogna tagliare gli aiuti alle famiglie perché ci sono delle persone che se ne approfittano. Ci saranno sicuramente gli approfittatori ma la maggior parte di voi chiede aiuto perché ne ha bisogno, perché non ha un’altra possibilità.

La rabbia è grande perché c’è un’altra categoria di persone, e sono quelle che sussurrano all’orecchio ai politici, che dovrebbero essere i tuoi rappresentanti, cosa devono o non devono fare per aumentare i loro conti in banca. Sono quelle che evadono il fisco, quelle che pagano salari da fame, quelle che guadagnano milioni sfruttando i lavoratori. Loro sono intoccabili.

So che hai fatto di tutto e di più per restare qui in Ticino. Oltre agli sforzi per trovare un lavoro ti sei rimboccata le maniche, hai lavorato per chiedere al Governo (sordo) di non tagliare, sei scesa in piazza insieme ad altre mamme, hai raccolto delle firme per i referendum, hai cercato di mobilitare la gente per votare contro i tagli…

Non sentirò per un po’ gli strilli dei bambini dall’altra parte del telefono, ma continuerò a sentirti, perché il legame creato nella lotta per i tuoi diritti, supera quello politico e diventa umano.

Mentre tu te ne vai, ci saranno dei politici che nemmeno leggeranno la tua storia, non sapranno (perché non gli interessa) che vai a vivere in Italia perché qui non ce la fai, perché i lavori e soprattutto i salari che ti hanno offerto in Ticino sono una vergogna.

E ci sono tante altre persone che non avranno l’onore dei giornali ma che hanno la stessa tua storia.

Tu e tanti altri giovani ticinesi se ne vanno del Ticino alla ricerca di un’opportunità che la loro terra non gli offre più.

Spero che la vita ti vada bene Lisa, a presto.

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