Boris e il “conte Zio” si beccano un’insaccata

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I giochi sono fatti. La Lega ha vinto, la Lega ha perso, la Lega è l’unico partito in Ticino che riesce a dare indicazioni e controindicazioni di voto. Quasi il 60% dei ticinesi, con una logica stringente, ha detto sì. Sì alla tassa sul sacco, sì alla logica che chi inquina paga.

Ma non è questo che ci interessa. Un dramma Shakespeariano ha avuto luogo tra due fazioni. Due fazioni che si fanno sempre più nette e che dopo questa vittoria/sconfitta lo saranno ancora di più.

Da una parte Boris Bignasca, con al seguito poco più che le briciole parlamentari: l’ex morosa Sabrina Aldi e il fedele “Igor” Gianmaria Frapolli. Tutto il resto del parlamento ha capito dove deve stare se vuole mantenere la cadrega. Insieme a Boris (ah, la famiglia!) il “conte Zio” come soprannominato dallo stesso Mattino, unico ormai rimasto a reggere la coda al nipote. La forza dei Bignasca, con alle spalle la donna ombra Antonella, figlia di Attilio, sono i copechi per tenere in piedi il Mattino della domenica e il mattinonline. Copechi che stentano sempre più ad arrivare e pare, da voci che corrono, soprattutto da parte di Boris. Niente più, niente meno. La forza del Nano, che teneva insieme il carrozzone, non c’è più e il risultato è in queste faide che sarebbero ridicole in ogni partito serio.

Dall’altra, l’ala che viene definita istituzionale, ma che dovremmo chiamare più prosaicamente opportunista. Personaggi che avrebbero potuto militare tranquillamente tra liberali o PPD me che hanno trovato la loro fortuna nella Lega. Borradori, Zali, Foletti, Caverzasio e la struttura parlamentare. Gobbi in tutto questo è diviso. È l’unico a cercare di mantenere una certa fedeltà alla famiglia anche se però si rende conto che è sempre più isolata. Essere Consigliere di Stato non è facile con zavorre come il Boris attaccate dove dico io. E non sto parlando delle caviglie.

Dunque, la prova di forza è stata persa. Non ascoltate i proclami leghisti del volemose bene. Di sicuro il sangue s’è fatto marcio in via Monte Boglia. Voci interne parlano di ripicche, cattiverie, e cose non dette. La diffidenza è ormai all’ordine del giorno tra Boris e il resto della Lega. Non siamo profeti, ma non è necessario per capire che presto o tardi una rottura ci sarà. L’ala “opportunista”, una volta tagliato definitivamente il cordone ombelicale, lascerà andare Boris e compagnia e diventerà semplicemente il “nuovo” partitone. Per distribuire, come il suo predecessore, prebende e favori per i prossimi 30 anni.

Possiamo accontentarci, o provare a sgomitare per evitare un nuovo strapotere in doppiopetto. Una fotocopia di quello che c’era 25 anni fa. Possiamo fregarcene di questi schizofrenici dell’ideologia e portare avanti le nostre idee, con forza, coraggio e fantasia. Che forse, un po’ di fantasia al potere, ci vorrebbe anche ora.

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