Caso Crotta, accusare la RSI è rovesciare la realtà

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Gli sviluppi della vicenda che vede al centro la Crotta SA stanno portando alcuni verso un ragionamento estremamente pericoloso. Cioè che i licenziamenti cautelativi partiti ieri abbiano avuto luogo per colpa della RSI.

Sarebbe un grave errore piegarsi a questa logica. Primo perché quella di Patti Chiari non è stata un’inchiesta sensazionalistica, ma corroborata da prove dove, lo ricorda l’ente di Comano in un suo comunicato, le foto degli ex dipendenti sono state solo il punto di partenza; il resto – cioè tutto quello che abbiamo visto – è venuto dopo. Secondo perché così facendo si annulla il ruolo dell’informazione. Questo ha fatto la RSI con l’inchiesta su Crotta: ha informato, ha fatto sapere come veniva trattata la verdura che chissà quante volte abbiamo comprato, ha svelato ciò che i telespettatori e i consumatori avevano il diritto e il dovere di sapere.

I licenziamenti fanno male. Ma le colpe sono di chi ha avuto in mano l’azienda e di chi ha chiuso non uno, ma entrambi gli occhi davanti all’evidenza. Sviando l’attenzione, cioè accusando chi ha rivelato il tutto, non si fa un buon servizio alla comunità. Le si fa sottilmente intendere che la colpa non è di chi si comporta male, ma di chi svela un comportamento disonesto. È il completo ribaltamento della realtà, del buon senso.

Questa è una logica che va rifiutata e respinta al mittente. Perché in discussione non ci sono solo la libertà di stampa e il fare informazione, così facendo a essere messe in pericolo sono le fondamenta della nostra società. Ed è molto pericoloso.

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