Come vengono moderati i post su Facebook?

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Il Guardian oggi ha pubblicato le principali regole che i moderatori di Facebook sono tenuti a seguire, e c’è da ridere per non piangere.

Iniziamo dai pezzi grossi. Auspicare la morte di Donald Trump, Theresa May o Emmanuel Macron non si può: i capi di Stato risultano essere una categoria protetta da Facebook. Minacciare un Obama o un Renzi, non più in servizio da pochi mesi? Boh, non è dato sapersi. Se invece è un privato cittadino a essere vittima di questo simpatico desiderio, tipo tua suocera, uno che ti ha rubato il parcheggio o il vicino di casa che ascolta musica latinoamericana? Niente: per Facebook infatti non è una “minaccia credibile”.

Passiamo ai video, vero boom di Facebook negli ultimi mesi. Quelli con morti violente non hanno l’obbligo di rimozione, soprattutto se hanno “rilevanza sociale”. Si devono rimuovere però quelli sulle violenze verso gli animali. Anche se una fotografia di un animale martoriato va bene: l’importante è che non si veda come sia successo.

Dipinti e illustrazioni con protagonisti nudi o scene di sesso sono consentite, ma le foto e i video porno no. Insomma, fai un disegno e non avrai problemi.

Un tema sensibile, l’aborto. Come, l’aborto? Sì, pure lui è menzionato. Perché? Semplice: i video che mostrano un aborto sono consentiti, nessun problema, ma non devono esserci scene di nudo. E non val la pena mettersi a disquisire se il feto sia nudo, così è: due tette no, filmino di un aborto sì.

Delle dirette Facebook si è spesso parlato, soprattutto a causa dei suicidi e degli omicidi in diretta. Ecco, la direttiva del clan Zuckerberg è che non si devono censurare le persone in difficoltà, quindi va bene benissimo diffondere in allegria gente che si spara in bocca o omicidi.

Per tutti i video e le immagini denominati “forti” c’è il dovere di mettere una specie di bollino d’avviso. Di sicura utilità, quasi pari a quella dell’”entra solo se hai più di 18 anni” presente nei siti porno che ha sicuramente tenuto lontane torme di adolescenti in tempesta ormonale ma con uno spiccato rispetto delle regole.

Quando quel genio assoluto di Dave Eggers scrisse “Il Cerchio”, nel 2013, sui giornali americani si scatenò un putiferio. I social newtork ci governano, dissero alcuni. Macché, dissero altri. Oggi, quattro anni dopo e dopo aver letto le linee guida di Facebook distribuite con una prosopopea francamente ridicola, possiamo dire che Eggers ci prese in pieno: siamo al delirio.

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