Da dove veniamo?

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Una delle domande che più ci assilla è quella che riguarda la nostra provenienza. Non mi riferisco di certo ai nostri genitori oppure ai nostri nonni, ma il mio pensiero va verso l’inizio dell’apparizione dell’uomo sulla Terra.

La religione ha semplificato un po’ le cose attribuendo a un essere saltato fuori da chissà dove, la necessaria manipolazione per farci comparire e poi perfino disobbedire, costringendolo l’impastatore a qualche intervento di dubbia umanità.

La scienza, gradino per gradino, percorre la scala che ritorna sempre più indietro nel tempo, e ci mette con le scimmie, con gli anfibi e poi via via con creature sempre meno affidabili fino ai protozoi, agli unicellulari. Una regressione che mi fa immediatamente rivolgere l’idea ai telefonini e quindi gli unicellulari sono coloro che posseggono un solo apparecchio, mentre gli altri saranno i pluricellulari. Ma bando a queste digressioni poco serie e cerchiamo di trovare una risposta credibile alla domanda di partenza, cioè quella che è pure finita nel titolo.

Una possibilità sta nel fatto che ci siamo sempre stati. Abbiamo cambiato i vestiti, abbiamo cambiato le mode, abbiamo cambiato le convenzioni più o meno sociali, ma la nostra forma corporea ce l’abbiamo sempre avuta così. Forse eravamo più pelosi, meno freddolosi e ora siamo diventati più fini, più belli. Con che occhi avremmo guardato attualmente una donna dalle forme abbondanti di una Venere di Mollendorf? (mi è scappato questo lapsus perché in verità la signora stava di casa a Willendorf, in Austria). Botero senza dubbio riceveva e probabilmente riceve ancora messaggi da quei tempi lontani e cerca di tramutarli in opere che sollecitano i nostri pensieri riportando a galla inconsce visioni sepolte nel nostro intimo.

Un’altra possibilità da non escludere è che noi siamo stati scaraventati sul terzo pianeta del sistema solare dagli alieni. Capacissimi come siamo di riuscire a rompere le scatole, a fare disastri ovunque mettiamo piede, ci hanno confinati su un mondo che si trova in una parte un po’ disabitata dell’universo. Ogni tanto arrivano a darci una controllatina per appurare se non ci siamo già autodistrutti. Le apparizioni dei dischi volanti potrebbero avere questa spiegazione. Non sono stato di certo il primo a esprimere questo pensiero e la schiera di coloro che sono dell’opinione è molto nutrita. Possiamo andar fieri che pure la Svizzera ha il suo portabandiera in Erich Von Däniken che con queste sue concezioni diventò piuttosto ricco.

C’è pure chi suppone che non ci sia stata un’evoluzione partendo da un’unica figura, ma con diversi germogli sviluppatisi, più o meno contemporaneamente in svariate parti del nostro globo. Gustaf Kossinna, archeologo e filologo tedesco propose lo Schleswig-Holstein e alcune aree circostanti come la patria ancestrale degli antichi germanici. Queste sue teorie furono prese di buon occhio dal regime nazista che però si rifiutò di adottare Kossinna come storico ufficiale.

Chiudo con Florentino Ameghino, argentino ma figlio di immigrati italiani, che attorno al 1880, con due libri piuttosto ricchi di pagine, certificò che l’antenato capostipite primitivo americano si sviluppò nella pampa. Così, con queste due ultime teorie possiamo vedere una certa frammentazione delle comparse. E, visto che esce allo scoperto la parola comparsa, che sa un po’ di teatro, possiamo sicuramente vedere la Terra come un vero ed enorme palcoscenico dove ognuno di noi recita, più o meno bene, la sua parte.

(Courtesy il Diavolo)

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