D’Errico, magari potevi esserci tu

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Nella tua ultima interpellanza in Consiglio comunale a Locarno parli di: «drogati, ubriachi, casi sociali che passano le loro giornate bivaccando sui muretti del Castello e sulle rovine dell’antico porto situate sotto la Rotonda» e dici che è «un pessimo biglietto da visita per i turisti».

Vero. Per te non è una situazione tollerabile. Vuoi vietargli di stare lì. Già, perché così vanno da qualche altra parte. Magari si può aprirgli un deposito di anime da qualche parte nel bosco isolino. All’ombra dei pioppi, nell’oscurità della boscaglia.

Quanti anni hai D’Errico? 27? 28? Sai cosa mi fa sorridere, D’Errico? Quello che dicevi un paio d’anni fa: La Lega è attualmente l’unica forza politica che si occupa concretamente dei problemi sociali del Cantone”.

Aron, tu potresti essere uno di quelli svaccati sule rovine del castello. Un disadattato, uno che sonnecchia la sua vita in attesa di qualcosa che non arriverà mai. Sai cosa? Magari di quelli, qualcuno anche ti vota. Li conosci? Ne conosci qualcuno? Sì dai, sono tuoi coetanei, abitano la stessa cittadina no? Se no puoi chiedere all’assistente sociale di Locarno, può raccontarti qualche storia.

Come quella di Michele, chiamiamolo così per rispetto, che aveva voluto seguire la sua ragazza, chiamiamola Anna, folgorata come un’africana sul tetto del treno, nella tua, nostra Locarno. Sarà andata a cercare le scintille? Avrà visto energia che scorreva nei cavi dell’alta tensione? Che male di vivere aveva? Michele vive col rimorso di quell’amore bruciato, letteralmente, e dopo qualche anno trascinato in tentativi di tornare ad essere umano, sale su quel tetto, il tetto del vagone per seguire Anna. Un altare di lamiera per il sacrificio.

Michele è uno di quelli per cui tu lanci l’allarme. Un po’ tardivo invero, visto che sono sempre esistiti. Schiuma della società, come quando le acque inquinate lasciano nelle anse del fiume la mucillaggine. Ma dicevamo di Michele. Folgorato pure lui. È così sfigato, poveretto, che nemmeno muore. Rimane invalido, perde due gambe e un braccio. Ma si può essere pirla D’Errico? Non sei d’accordo? Poi lo curano, trascina la sua vita con quell’unico braccio vero, di carne e tre protesi, cerca comunque di lottare, ma non ce la fa. Adesso Michele è morto. Forse è anche meglio così poverino.

Abbi rispetto D’Errico. Abbi rispetto di questa gente, sono i tuoi compagni di scuola, i tuoi coetanei, fratelli, cugini, quelli sono nati e cresciuti con te. Sono forse più sfortunati, anche se leggendo quello che scrivi non ne sono così sicuro. Abbi rispetto per loro Aron, questi sono ragazzi che spesso nel loro degrado ti danno anche il culo, si aiutano tra di loro.

E se loro sono il biglietto da visita della tua città, beh, la colpa è tua, e di quelli come te. Perché loro sono anche la tua città, e voi siete incapaci di gestirli, di dar loro una vera alternativa. Perché invece di cercare una soluzione “sociale” li vuoi scopare sotto lo zerbino per non infastidire i turisti. Perché ti dico una cosa che forse sai meglio di quello che dai a intendere. A volte l’anima fa male, ed è difficile tenerla ferma. C’è chi si droga, chi si sfonda di vodka e chi scrive veleno su portali che creano solo odio gratuito. Sono tutti sintomi di un disagio che non si è in grado di gestire. Manca la serenità, manca la capacità di sistemare delle cose nei cassetti che abbiamo dentro.

Non hai scuse D’Errico. Quelli non sono “falsi asilanti”, “kompagnuzzi” o frontalieri della “fallitalia”. Quelli sono Locarnesi come te. Trattarli come pidocchi non fa onore a te e al movimento che rappresenti. Prova a parlare coi tuoi di fantasmi, Dio sa se ne hai bisogno con la rabbia che sputi tutte le settimane. Anzi, vai a farti un giro sotto le mura del castello e fermati a parlare con qualcuno di loro.

Magari cambi idea, magari fai anche qualcosa di decente per quel soldo che prendi come rappresentante del popolo.

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