Farewell, Attilio

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La settimana che ci siamo buttati alle spalle è stata storica. Lascia un po’ di amaro in bocca perché è una di quelle cose talmente belle che vorresti si ripetessero all’infinito, ma la logica ti insegna l’impossibilità che ciò accada.

Gli svizzeri, che Dio li benedica tutti (anche quelli rigommati, che però dovranno appellarsi a una divinità naturalizzata), hanno deciso di abbandonare progressivamente l’atomo e, la “tassa sul sacco”, ha mostrato ancora una volta – e non ce n’è alcun bisogno – che i cittadini sono persone responsabili e attente. Questo al di là di chi alle urne ha deciso di non accoglierla e al netto degli aspetti finanziari.

Ci sono però due notizie che stridono (non si può avere proprio tutto tutto tutto), la prima riguarda l’Attilione cantonale che non solo ci ha fatto una testa tanta con quell’obbrobrio concettuale di “Prima i nostri”, ma ha continuato ad amare talmente tanto i frontalieri che ha deciso di diventare uno di loro. Buon viaggio, Attilio, con l’augurio sincero di non trovare mai coda in dogana.

Poi, come spesso accade, Norman Gobbi ha cercato di riposizionare verso lo zero l’indicatore della felicità, con una delle solite uscite senza logica, anche questa volta con scarsissimo successo. Però va apprezzato: nonostante i suoi tanti fallimenti (qualcuno ricorda un successo politico di Gobbi?) il ragazzo ci riprova, e riprova, e riprova ancora. Inossidabile.

Il nostro ha rilasciato alcune dichiarazioni raccolte dal portale Ticino libero, dieci righe dieci in cui dice 3 stupidaggini. La prima: “la Lega non è più quella del 1991, lo dice sempre anche Attilio”. Concetto che risulta malato anche senza anamnesi, perché né io, né tu e neppure Gobbi siamo più quelli del 1991 (checché ne dica Attilio, che al momento sta cercando casa nel varesotto o, chissà, in qualche paradiso fiscale). In realtà la Lega non è più quella del Nano, con la cui morte Via Monte Boglia ha sotterrato anche l’ala sociale e l’intelligenza. Il 1991 non c’entra niente, anche perché nel 1991 la Lega aveva ancora il pannolone e, con quella di oggi, ha in comune l’incapacità di inquadrare un problema e risolverlo. Poi, continua Super Norman, “la Lega vuole costruire il suo futuro con un processo che sia ampio e democratico” e ci lascia tutti così, senza raccontarci la fine della barzelletta.

Mettere nella stessa frase “Lega” e “democratico” dà lo stesso effetto delle Mentos nella Coca-Cola. Gobbi o crede che siamo tutti scemi oppure ha una memoria molto corta: “alle Istituzioni decido io” è il suo mantra (ma, qualsiasi cosa accada, la colpa è sempre degli altri) e se qualcuno osa criticarlo, la domenica dopo, il coso di carta che si trova nelle cassette verdi si occupa di dare una “lezione” al malcapitato.

Super Norman non lo dice ma quello stesso Attilio che poco prima aveva citato come voce assoluta e meritevole di rispetto, sostiene che ci sono leghisti di serie A e quelli di serie B (e quindi cittadini di serie A, B, C, D, rigommati, stranieri…). La frase con cui chiude il compendio di stupidaggini “escludo svolte autocratiche con una sola persona a decidere ogni cosa” è una presa in giro colossale: la Lega è così. È la sua natura. Ed è talmente incapace di gestire idee diverse che, quando ne partorisce più di una, il partito si spacca. Soprattutto su temi di vitale importanza per il Cantone, come le bandiere da esporre sul balcone del quartier generale.

Sui temi importanti (tagli al sociale, tanto per citarne uno) e sui grandi cambiamenti che avrebbe dovuto portare con sé una volta al governo (fa già ridere così), l’ala barricadera (fa ancora ridere) ha dimostrato di non servire proprio a nulla, se non a fare parlare di sé come quella promessa a tendere che un giorno qualcuno realizzerà.

Sembra già di sentire il leghista acritico, quello che riempie i social di commenti sgrammaticati, mentalmente sperticati (li si riconosce dalla paragogica “neeeeeeeh?” con cui finiscono i loro sproloqui, credendo di essere brillanti) che grida allo scandalo: “chi ha detto che la Lega non ha portato nulla di nuovo a noi cittadini, devoti a San Norman per tutto quello che fa per i ticinesi?” Lo ha detto Bobo: “sicuramente dovremo discutere prossimamente di quello che vogliamo fare negli ultimi due anni di legislatura. Credo che dovremo prendere in mano il nostro programma elettorale, rileggerlo, e cercare di raggiungere tutti insieme almeno qualche obiettivo che vi è contenuto”.

Insomma il partitone quasi storico di Via Monte Boglia fa e disfa e, da oggi, nello statuto, aggiunge una postilla: “se un ministro leghista appoggia una legge che il popolo accoglie senza che questa sia gradita al coordinatore del partito egli può, al solo scopo di sottolineare la profonda apertura democratica della Lega, andare a vivere all’estero”.

Vai, vai tranquillo Attilio, non ti perdi niente. E quando arrivi, scrivi.

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