Il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti (Arrigo Sacchi)

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Ho un conto in sospeso con il calcio giovanile, un conto bello grosso. Mi sono tolta qualche sassolino dalla scarpa, ma il grosso macigno è sempre rimasto lì a disturbare per mesi. Sarò molto naif, ma ho sempre creduto che lo sport giovanile in generale fosse quel posto magico dove mandare i figli a crescere come ragazzi, come squadra, come persone. Quel posto magico dove imparare il rispetto dell’avversario, il fair play e tutte quelle belle cose.

Due anni fa mio figlio aveva scritto un articolo con me e lo aveva iniziato con queste parole: “Mi chiamo Simone, ho 13 anni e gioco a calcio da quattro anni. Ho iniziato a giocare perché ci giocavano tutti i miei amici, perché gli altri sport che avevo provato prima non mi erano piaciuti e perché i miei genitori volevano che vincessi la mia timidezza. Così mi sono buttato. Ho scelto il ruolo di portiere, da subito. Non mi piace tanto correre: il portiere mi sembrava il ruolo meno faticoso. Ma mi sbagliavo. Però me lo sono sentito subito bene addosso, questo ruolo, che a volte è ingrato e difficile ma che forgia il carattere. Una volta iniziato a giocare, ho amato questo sport. Quando sono in campo sto bene, posso sfogare tutta la mia energia. Sono pure diventato capitano della mia squadra: mi hanno scelto i miei compagni. Penso che quello del calciatore sia il mestiere più bello del mondo.”

 Oggi Simone di anni ne ha 15, e da qualche mese ha abbandonato il calcio dopo due stagioni al limite dell’intollerabile e dopo essere stato bollato come la mela marcia della squadra. Ho passato giorni, anzi settimane se non addirittura mesi a cercare di convincerlo a trovare un’altra squadra, a litigare con lui e con il mondo intero perché ero convinta (e lo sono ancora) che avesse subito una grande ingiustizia. Per tutta risposta lui mi ha fatto capire che alcune esperienze si possono chiudere senza che nessuno lo avesse pianificato, che a volte è completamente inutile combattere contro i mulini a vento perché è solo energia sprecata e che lui preferiva voltare pagina. E così ha fatto, mentre io ho fatto più fatica. Ora pratica un altro sport ed è apprezzato per il suo grande impegno.

Poi mi capita di leggere la notizia di pugni, insulti, minacce tra ragazzi e un giovane arbitro, con la partecipazione dei genitori. E mi tornano alla mente ancora quei mesi… Ogni adulto che ruota intorno ad una società sportiva che sia dirigente, allenatore o genitore ha un ruolo fondamentale, che è quello di educare e di dare il buon esempio. Vincere piace a tutti, ma non deve diventare l’unico obiettivo di società che avevano fatto dello spirito di squadra il loro cardine più importante. Un allenatore è un educatore quando si trova con i suoi ragazzi. Deve saperli motivare e farli crescere come squadra. Deve parlare con loro, spiegare le sue scelte, trovare il modo per far crescere i ragazzi senza preferenze. Conoscere il loro carattere, sfruttare i loro punti di forza e rinforzare i lati deboli dando fiducia. E tenere a bada i genitori che riversano sui loro figli le loro ambizioni castrate. Tutto questo in un mondo ideale ovviamente. Nel mondo reale siamo confrontati sempre più spesso allo sport (ma soprattutto in questo caso al calcio) che non guarda in faccia a nessuno, che non può essere più solo divertimento nemmeno in società modeste, che conta solo vincere, che fai panchina e muto, che…

E se nel 2014 abbiamo già assistito a episodi di violenza verbale e minacce a giovani arbitri, ora siamo allo stesso punto o forse peggio. E potete sospendere per un weekend il campionato giovanile, non cambieranno le cose fino a quando non cambieranno le teste delle persone. E si ritornerà a goderci la partita di nostro figlio a bordo campo chiacchierando tra noi e facendo il tifo per lui, consolandolo se la partita è andata male e incoraggiandolo a non demordere. E l’allenatore farà giocare tutti, anche quelli con due piedi sinistri ma che vengono a tutti gli allenamenti. E a fine partita gli farà anche i complimenti. E voleranno unicorni rosa e fatine azzurre distribuiranno polvere magica… scusate ero ancora nel mondo ideale.

C’è un mondo di persone che fanno male a questo sport, un piccolo esame di coscienza è d’obbligo. Mentre io devo delle scuse a mio figlio, che è riuscito a capire le cose prima di me.

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