La rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente

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Finché è chiacchiericcio da social network è un conto, ma quando certe cose le scrive una persona competente e intelligente come Alfonso Tuor la riflessione è d’obbligo. Tuor è da un pezzo che ce l’ha con élites, establishment e tutto ciò che è vagamente riconducibile a quello che – penso – vorrebbe chiamare ancien régime.

Nel suo ultimo pezzo, un’analisi sulla vittoria di Macron, proprio riguardo al neo presidente francese Tuor scrive: “È quindi prevedibile il fallimento del rinnovamento promesso da Macron e la conseguente delusione dei francesi è improbabile che attenda le prossime elezioni, che si terranno tra cinque anni. È molto più probabile che si manifesti nelle piazze”. Fa un po’ sorridere vedere Tuor fare il movimentista, anche perché riflette invero quel sentimento un po’ così di chi dalla propria poltrona sorseggiando Armagnac profetizza la vittoria del Front National nel 2022 a causa del fallimento di Macron. Fa sorridere anche perché Tuor si spinge pure più in là: mica nel 2022 signora mia, no, macché. Il vicino tumulto di piazza, “Libertà che guida il popolo” di Delacroix, ghigliottine e le truppe di Fouché: da tutto questo, pare, verranno spazzati Macron e l’odiato establishment.

La rivolta antisistema ha subito dunque una battuta d’arresto, ma è destinata a manifestarsi nuovamente ben presto”, insiste un Tuor sempre più prossimo al subcomandante Marcos. Ci piacerebbe, ci piacerebbe sul serio, sapere dove questa rivolta antisistema si è realizzata finora. La Brexit? Concesso. Ma le balle spaziali che si sono inventati UKIP e alcuni conservatori, la fuga a gambe levate di tutti i brexiters venti minuti dopo la vittoria, il casino di trattativa con l’UE lasciano qualche dubbio su questo gran trionfo antisistema. Trump? Sì, concesso anche lui. Solo che ha preso tre milioni di voti meno di Hillary Clinton e ha organizzato una squadra di governo che sembra una rimpatriata di Goldman Sachs e miliardari a caso: caspita che lotta all’establishment. E il resto dei Tuor boys? Spagna: irrilevanti. Germania: sarà una figuraccia. Austria, Islanda, Francia, Paesi Bassi: un collettivo “Scusi, chi ha fatto palo?” fantozziano.

Questo perché le forze che Tuor vorrebbe al governo, beh, al governo non ci vogliono andare, soprattutto nell’Italia ultima spiaggia delle speranze di chi tifa rivolta grazie a Beppe Grillo – molte risate. A volte, in Ticino, ci si chiede perché la destra non faccia nulla per evitare che il numero di frontalieri salga. Domanda semplice: chi voterebbe Lega con i frontalieri a quota 35 mila come da decalogo leghista del 2011? Pochi. Sicuramente non i tanti che, forse in buona fede, garantiscono alla Lega, in cambio di qualche urlo, potere, stipendi, prebende e lobbismo. Caro Tuor, partiti di opposizione e geneticamente antisistema non possono essere “sistema”, perché verrebbero meno sia alla propria natura sia ai propri interessi.

Chiunque prevede in politica il domani, eccita la collera di quanti non concepiscono altro che la giornata che passa” Madame de Staël

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