L’Arte di raccontarla: episodi stravaganti nella storia dell’arte: Geni rivali

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Se c’è una rivalità in tutta la storia dell’arte che merita di essere ricordata, anche solo per quanto essa sia riuscita a generare in numero e qualità delle opere, è sicuramente quella tra Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini.

Il primo: partenopeo, vivace, amante della vita e degli scherzi, eternamente alla ricerca della spettacolarità e della maestosità. Il secondo: arriva da un paesino sul lago Ceresio, riservato, scorbutico, intimista. Due persone completamente all’opposto, due modi diversi di intendere l’arte e la vita, due geni rivali. Persino Roma, tra le città più grandi del XVII secolo, è uno spazio troppo piccolo per far convivere i due personaggi. All’inizio tentano anche una collaborazione, durante la costruzione del baldacchino di S.Pietro, ma non oso immaginare quali epiteti abbiano assorbito i muri della basilica vaticana durante quella sudatissima realizzazione. Provate voi a prendere il più raffinato olio d’oliva, con spremitura a mano e mischiarlo con l’acqua purissima di sorgente. Due elementi di altissima qualità ma che rimarranno tali, non si amalgamano, l’olio rimane olio e l’acqua rimane acqua. Cosi è stato per Borromini e Bernini. In quel tempo a governare la città dei papi la faceva da padrone la famiglia Pamphili, con Giovanni Battista al soglio pontificio con il nome di Innocenzo X.

Quest’ultimo aveva messo gli occhi su un’area dismessa nel cuore dell’Urbe, che nasceva dalle rovine di un vecchio stadio romano, uno spazio quindi enorme, adatto a diventare il salotto buono della nobiltà romana: stava per nascere Piazza Navona. Ci sarete stati anche voi in Piazza Navona, e come si fa a non andarci? E cosa ricordate maggiormente di quella paizza? La fontana dei quattro fiumi? E quell’enorme chiesa al centro della piazza che ne delimita il lato? Ecco, lì, tra la fontana e la chiesa, lì converge l’espressione massima della rivalità tra i due nostri protagonisti. La fontana dei quattro fiumi è opera del Bernini. La chiesa, Sant’Agnese in Agone, è del Borromini. La facciata della chiesa borrominiana ha dritta davanti a sé la fontana del Bernini. Austera e seriosa con i suoi due campanili e la cupola, sembra vegliare sull’intera piazza. Davanti a sé i quattro fiumi celebrano la terra e le sue ricchezze di cui i fiumi sono fautori. Il Danubio, Il Nilo, Il Gange e il Rio de la Plata sono rappresentati in 4 allegorie di dimensioni gigantiche. Ma andate ad ossevarli bene la prossima volta. Abbiamo detto che il Bernini amava gli scherzi e le burle, e questa, con un’architettura dell’acerrimo rivale proprio a due passi, non poteva essere un’occasione da mancare.

Oltretutto sembra che la commissione della fontana fosse precedentemente stata affidata proprio al Borromini, ma le influenze e le amicizie che Bernini sapeva muovere rivolarono la commissione a suo favore. Ma torniamo ai nostri 4 fiumi e come Bernini li ha usati per sbeffeggiare il rivale. Il Gange è quasi in posa, tranquillo, pacato, con tutti i karma allineati si fa fotografare dai turisti, egli da le spalle alla chiesa Borrominiana e non se ne preoccupa. Il Danubio la chiesa se la ritrova di fronte, ma sta compiendo una torsione per reggere lo stemma papale e il suo sguardo si volge all’indietro, nessun contatto quindi con l’edificio di fronte a lui. La stessa cosa fa dall’altra parte della fontana il Nilo, ma lui per sorreggere lo stemma papale lo sguardo lo deve volgere proprio verso S.Agnese e per non guardare l’opera dell’acerrimo nemico si copre il volto con un telo! Senza parlare del Rio della Plata, lui vorrebbe mettersi in posa come il suo collega indiano, ma troppo inorridito e angosciato di fronte alla chiesa costruita dal Borromini alza il braccio per proteggersi da quella bruttura e dal pericolo di crollo. Perché una chiesa borrominiana secondo Bernini poteva avere solo quel destino: crollare.

Alla fine chi crollò fu il Borromini stesso, che nel 1667 si suicidò trafiggendosi con una spada,ma le fontane i palazzi, le chiese della città eterna a cui Borromini e Bernini, uno contro l’altro, dettero forma e vita sono l’esempio di come il voler superarsi l’un l’altro portò entrambi a superare se stessi e regalare al mondo la magnificenza del barocco italiano.

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