Le schiave di Boko Haram dimostrano che siamo tutti uguali

Di

La stampa generalista sta dando grande enfasi alle 82 studentesse rapite dai terroristi islamisti 3 anni fa e liberate nelle ultime ore.

Le schiave di Boko Haram, così come ribattezzate dalla stampa, sono emblema di tre aspetti che emergono preponderanti e dimostrano la pochezza di valori che stiamo trasmettendo, su cui dovremmo tutti fermarci a riflettere.

I medici della clinica Aso Rock di Abuja forniscono i primi soccorsi e rilasciano le prime dichiarazioni sul loro stato di salute, variabile. Non ci soffermiamo, in questa sede almeno, sugli orrori visibili sui corpi di ragazze rapite nel 2014, quando erano ancora studentesse, e riconsegnate al mondo più vuote, qualcuna persino madre, qualcun’altra già donna, tutte diverse.

Facile immaginare l’orrore negli occhi vitrei, l’assenza di sorrisi, il vuoto dentro. La grande assente è la gioia, che forse scoppierà tardiva nell’intimità delle loro case, tra i famigliari sollevati e consapevoli che nulla sarà come prima e ogni parvenza di normalità sarà da riconquistare, lungo un percorso fatto di ostacoli, di brusche fermate, di marce sul posto e, qualche volta, di passi all’indietro.

Le ragazze, riferiscono i medici, rimangono del tutto impassibili alle cure che vengono prestate loro, ormai assuefatte a non avere volontà, anime pigre pronte ad obbedire a qualsiasi cosa.

Solo tre spunti:

  • L’orrore vero inizia quando l’assuefazione rimpiazza la logica delle cose: non è il rapimento, è la rassegnazione con cui le vittime e i loro famigliari hanno dovuto aspettare 3 anni prima di conoscere il futuro. L’orrore vero inizia quando la comunità internazionale spaccia per accettabili i rapimenti di stampo terroristico in Africa, vivendo come il più grande degli affronti altri attentati in altri luoghi del mondo (non sono meno gravi, sia chiaro, ma non è affatto detto che siano più gravi)
  • Negli abbracci dei loro cari, negli occhi bagnati dei parenti e in quelli vitrei delle vittime, siamo tutti uguali: né colore della pelle, né religione, né terra né passaporto. Un torto fatto a un uomo e ignorato da tutti è un torto che pesa sulle spalle di chi ha una coscienza. E questo vale anche per quei poveri cristi bruciati sul tetto di un treno, per gli uomini bloccati alle frontiere, per chi ha imparato cosa sia l’indifferenza e non ci fa più caso.
  • Il comitato Bring Back Our Girls vuole liberare le altre donne, più di cento, ancora in mano ai terroristi. Al movimento hanno aderito, con il tempo, l’ex presidente Usa Obama e sua moglie. Oggi, piano piano, altri governi e organizzazioni si stanno unendo per uno scopo comune. Il mondo è un pachiderma e va spinto, l’opinione pubblica assume lo spessore dei temi che decide di affrontare. Ognuno di noi deve capire cosa è prioritario e dedicare il proprio impegno a ciò che ritiene opportuno. Siamo umani, non possiamo fare tutto e concentrarci su tutto: o diamo retta a chi muore bruciato sul tetto di un treno, o spalleggiamo chi si è lamentato dei ritardi del convoglio e dei costi per spegnere le fiamme. L’importante è non tacere.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!