L’Iran di domani

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Il 19 maggio, e cioè tra pochi giorni, gli iraniani si recheranno alle urne per eleggere il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran.

Il presidente uscente, Hassan Rohani, vinse le presidenziali nel maggio 2013 con il 50.68% dei voti, diciamo per un pelo. In questi quattro anni ha però saputo diminuire l’inflazione da due a una cifra, la crescita economica è salita a +5% e soprattutto, con successo, ha strappato agli USA gli accordi nucleari, che hanno consentito la revoca di alcune sanzioni imposte dalla comunità internazionale.

Il moderato riformista Rohani è sostenuto dal movimento verde, dal movimento riformista, dal fronte della partecipazione, da religiosi progressisti e dagli intellettuali. Tutti questi movimenti ritengono che Rohani sia l’unico in grado di dare slancio all’intero sistema economico. I suoi successi potrebbero però essere vanificati dalle dichiarazioni di Trump, che aveva infatti accennato alla sua intenzione di rivedere gli accordi nucleari; accordi secondo i quali attualmente si riconosce all’Iran il diritto di arricchimento dell’uranio a scopo energetico. Ma i nemici di Rohani e delle sue riforme sono anche all’interno: i suoi sforzi infatti, potrebbero essere vanificati anche se dovesse vincere uno dei due candidati della destra conservatrice.

La rielezione di Hassan Rohani sarebbe fondamentale sia per la continuità della linea moderata riformista che per lo sviluppo economico, offrendo anche mercati più ricettivi alle industrie occidentali. L’Iran è un tassello molto importante nello scacchiere geopolitico del Medio Oriente, e dopo il 19 maggio sapremmo quali equilibri (o squilibri) s’insedieranno nel mutevole teatro mediorientale, con conseguenti mutamenti della situazione che spingeranno a riadattamenti delle strategie dei vari paesi coinvolti.

I principali rivali di Rohani, fino a due giorni fa, erano due: Bagher Ghalibaf e Ebrahim Reissi. Entrambi appartengono alla destra conservatrice. Il primo, attuale sindaco di Teheran, si è macchiato di corruzione (il comune avrebbe ceduto ai privati terreni dell’area residenziale a metà del prezzo di mercato) e si è, appunto, ritirato appoggiando il secondo, Reissi, che gode anche dell’appoggio del supremo leader Ayatollah Ali Khamenei, è l’espressione più dura del regime, ed è famoso per le condanne a morte facili nel ruolo di vice procuratore pubblico di Teheran. Fece anche parte della commissione della morte, accusato del massacro di circa 30’000 oppositori del regime nel 1988.

Insomma, staremo a vedere. Sono comunque elezioni importantissime. Per l’Iran, per l’Europa e per tutto il mondo.

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