Ma chi volete prendere in giro?

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64’670. Questi sono i frontalieri che lavorano in Ticino, come si evince dal rapporto pubblicato ieri dall’Ufficio federale di statistica. + 0,5% rispetto alla fine del 2016, + 3,6% rispetto a un anno fa.

Il dato è preoccupante, soprattutto se analizzato alla luce del disastro che è il nostro mercato del lavoro. Ma siccome in democrazia, e va da sé in politica, il principio di responsabilità guida – o dovrebbe guidare – tutti, siamo andati a recuperare per voi il famoso decalogo della Lega dei Ticinesi pubblicato durante la trionfale campagna elettorale del 2011. Sei anni fa, questo decalogo ne smosse di voti. A noi interessano i primi due punti, in questo caso.

1) “Al primo posto lavoro per i ticinesi”; 2) “Al massimo 35’000 frontalieri, confinati nei settori dove effettivamente la forza lavoro residente non basta a coprire la domanda”.

Ecco. Riguardo al primo punto non c’è bisogno dell’antileghismo da battaglia, perché sono stati loro i primi a essersi coperti di ridicolo. Ricorderanno i lettori Attilio Bignasca scoperto ad aver assunto un frontaliere – dopo averlo coerentemente fatto per decenni – persino durante la campagna di “Prima i nostri”. Ricorderanno probabilmente in meno, gli ascolti son quelli che sono, la reazione imbarazzata di Lorenzo Quadri quando la settimana scorsa alla trasmissione di Teleticino condotta da Alfonso Tuor un eroico spettatore ha chiamato in diretta ricordando questo episodio: “Evidentemente non assumo io il personale nella ditta di Bignasca”. Materia di questi è invece il ritorno alla carica del primanostrista Siccardi sul fatto che noi ticinesi siamo tutti capre e inadatti a lavorare per lui.

Il secondo punto è altrettanto succoso. “Massimo 35’000”, dissero prima di raddoppiare in Consiglio di Stato e crescere esponenzialmente in Gran Consiglio. In sei anni di maggioranza relativa in governo e di triciclo in Parlamento – a trazione leghista – i frontalieri non è che son calati: son quasi raddoppiati. La risposta da via Monte Boglia è sempre la stessa: “sono tutti contro di noi, che possiamo fare”. Non è vero, ma andiamo oltre, perché questa affermazione dà il La a qualche semplicissima domanda: se non possono far nulla, perché illudono a ogni elezione i ticinesi del fatto che grazie a loro cambierà tutto? Per voti? Per prendere gli stipendi a Bellinzona come a Berna? Per poltrone? Insomma, cosa combinano da mattina a sera se tutto è così inutile?

Sono domande che non possono più rimanere senza risposta. Perché a lungo andare l’idea che per loro, vera parte integrante del sistema di potere in Ticino, siano solo boutades raccoglivoti si fa sempre più largo. Anche perché oggettivamente: senza frontalieri, chi voterebbe più Lega?

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