Merlo, Patuzzi e Denti, il trio di Gandria

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Chi di voi si ricorda il trio di gandria, un simpatico gruppo di anzianotti che con mandolini chitarrine e zoccolette faceva folklore? Ecco, Franco “cadrega” Denti, Tamara “ce l’ho duro” Merlo e Maristella “sonata” Patuzzi fanno folklore da quando sono eletti. E anche peggio del trio di Gandria.

Figli della famosa accozzaglia verde pre-elezioni, non c’azzeccavano un fico secco col movimento, ma sono stati eletti da gente che ora ha tranquillamente abbandonato la barca insieme all’ex Conducator. I Verdi se li sono ritrovati su quella barca, e pure che remavano contro.

Giochi poco chiari, una politica poco coordinata col partito e molto improntata sul personalismo e una scusa dietro l’altra per farsi gli affari propri, hanno portato all’esasperazione il movimento. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, le quote non pagate al movimento dalle tre raganelle solitarie. Quota che il trio aveva annunciato a mezzo stampa di non voler più pagare quando in realtà non lo pagava già da un pezzo. Ma che grande perdita subiscono i Verdi del Ticino? Vediamo un po’ più in dettaglio.

Denti potrebbe anche militare nel partito del cotechino. A lui non importa nulla. Poco amato anche dai colleghi (sia in parlamento che professionalmente) è un maestro dell’attaccamento alla poltrona. Le sue sparate spesso imbarazzanti per i Verdi (quelli veri) hanno portato molta rabbia e nervosismo.

Tamara Merlo è l’ala destra dei Verdi. Molto destra. Un po’ troppo destra. A suo perfetto agio sotto la precedente presidenza, si è ritrovata isolata con il corso ritornato nel suo alveo naturale. La Merlo era inoltre invelenita da quando aveva ambito a prendere il posto di segretaria dei verdi. Posto poi assegnato ad un’altra persona e attualmente occupato da Zanini.

Patuzzi, organica al parlamento come il secchio delle pulizie, a sentire i colleghi passa più tempo al telefono o a fumare quando non è in tournée in Australia a sventolare la bionda zazzera sviolinando per i canguri. Insomma politicamente nulla.

I Verdi, tagliando i ponti col trio, fanno un affare, un affare che forse avrebbero dovuto concludere prima. A volte, per paura di farsi male, ci si concia peggio. E non si addolorino troppo, i tre amici avevano poco a che fare con un movimento che può, soprattutto a livello svizzero, vantare dei notevoli successi e una crescita non da poco.

Vedremo alle prossime elezioni cosa sarà del trio. Un sereno oblio e una sana quiescenza come per quello di Gandria sarebbero la scelta migliore, anche se non ci stupirebbe vederli spostarsi in aree meno verdi e più cupe del parlamento.

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