Per l’UDC è una sconfitta continua

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A Christoph Blocher non è riuscito il colpo dell’ultimo minuto, cioè l’intervento del suo amico Otto Schilly, fondatore dei Verdi tedeschi e poi socialista, passato da fiero anti-nucleare a forte critico della strategia energetica tedesca. Schilly, infatti, sul Blick del 18 maggio ha fortemente invitato gli svizzeri a non ripetere “gli errori” fatti dai tedeschi anni fa.

Il tentativo di Blocher è stato un buco nell’acqua: contro la Strategia energetica 2050 passata con il Sì del 58,2% dei votanti, si sono espressi solo Obvaldo, Glarona, Svitto e Argovia, cantone dove ha sede la maggior parte delle centrali nucleari.

La scelta dell’UDC di estremizzarsi ancora di più non sembra stia pagando, come d’altra parte non sta portando acqua al mulino democentrista l’ergersi a unico baluardo del “popolo” e della Svizzera tutta contro chi, a loro dire, la svende o la vilipende. Quella che esce da questa votazione è una UDC minoritaria e che, da sola, non è più capace di vincere. Non saranno contenti gli imperi finanziari che rimpinguano le casse del partito di Blocher, come non saranno contenti i vari imprenditori cui arrivò la celebre lettera di Magdalena Martullo-Blocher che chiedeva contributi per questa campagna elettorale.

Oggi ha vinto il futuro della Svizzera, quel futuro che la destra prova a compromettere in favore del profitto del presente. E i cittadini l’hanno capito.

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