Questione di colpe?

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Si dice che le colpe dei genitori non devono ricadere sui figli. Per me vale anche il contrario. Si dice anche che la mela non cade lontana dall’albero, di non fare di tutta l’erba un fascio… insomma, per farla breve, si potrebbe vivere di modi di dire.

Quando decidi di diventare genitore, quando ti ritrovi quel batuffolo di amore profumato tra le braccia, dentro di te sai che dovrai sempre dare il meglio per crescerlo in modo sereno, equilibrato, pronto ad affrontare la vita. E poi ad un certo punto allenti le redini sempre più fino a lasciarlo camminare con le sue gambe, sperando che tutto quello che hai fatto per lui dia i suoi frutti. Incroci le dita e tutto quello che si può incrociare, gli fai capire che per lui ci sarai sempre in ogni momento lui vorrà ma che è arrivato il momento di trovare la sua strada. Si sa che il mestiere di genitore è il più difficile del mondo e a volte, malgrado tutto il tuo impegno, ti ritrovi a guardare un figlio che non riconosci. Un figlio che ha preso una strada che non avresti mai immaginato. Perché succede? Chi lo può sapere? Fortuna, sfortuna, compagnie giuste o sbagliate, carattere forte o debole… o tutta una serie di fattori che non possiamo più controllare e che ci portano ad allontanarci dagli insegnamenti che abbiamo cercato di passare ai nostri figli. Il caso del 20enne che con i suoi manifesti, i suoi simboli razzisti e le sue minacce ha scatenato un putiferio in questo Cantone, ha mostrato ancora una volta il lato voyeuristico più estremo. Da “fuori il nome” a “se fosse stato figlio di nessuno …” e via dicendo. Il fatto che sia figlio di qualcuno ha davvero importanza? Lo useremo per non votare più il padre? Per prenderlo in giro con frecciatine? O come ho letto dappertutto, daremo la colpa ai genitori che non hanno saputo educare un figlio come si deve?

Ma che ne sappiamo noi? Che ne sappiamo di come sia stato cresciuto e educato? Che ne sappiamo noi di come si sentono ora i suoi genitori? Questo ragazzo non ha commesso una ragazzata isolata che non ha niente a che fare con l’estremismo, ha commesso fatti gravi e dovrebbe pagare insieme a chi lo ha aiutato e sostenuto. Io non voglio entrare nel discorso politico o di giustizia, di chi usa due pesi e due misure in modo plateale e vergognoso, di chi si butta a capofitto su queste storie come un avvoltoio su una carcassa. Voglio parlare da genitore che scopre quello che ha fatto suo figlio. Perché quando tuo figlio imbocca una strada oscura – sai che quel giorno prima o poi arriverà, anche se speri sempre nel miracolo – speri nella luce in fondo al tunnel prima dello scontro frontale. Ma quando lo scontro arriva, travolge tutto e non sai come venirne fuori.

Ecco, mettiamoci in questa ottica la prossima volta che ci sarà odore di sangue (o di scoop) e smettiamola di fare i giudici e i carnefici dei social media. Smettiamo di rivangare nello sterco per far aumentare la puzza. E smettiamo di usare due pesi e due misure. Di minimizzare. Di chiamarle ragazzate. Casi isolati. Di applaudire gesti sconsiderati. Di lasciar correre. Di mettere alla gogna per pubblicizzare pagine di pseudo blogger.

Chi sbaglia, paghi. Ma che a pagare non sia tutta la famiglia.

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