Timidi su Facebook: i veri anticonformisti

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Essere timidi capita a tanti. Ma su Facebook? Lì c’è la riservatezza di chi non vuole interagire. Ma è un’altra cosa. Per timidezza intendo l’atteggiamento di chi ha il desiderio di comunicare ma esita, per senso di inadeguatezza, per non affrontare la severità del giudizio altrui. Su Facebook questa cosa esiste?

Di sicuro è più frequente nel mondo reale. Su Facebook lo stesso individuo che non alza lo sguardo da terra durante una festa può indossare una maschera e perdere ogni inibizione, dare del tu a chiunque, distribuire complimenti sotto foto di persone del sesso opposto, flirtare, scherzare, sbeffeggiare. In fondo la timidezza è una forma di paura. E la paura può dissolversi in un ambiente privo di voci e contatti visivi, in cui ci si mette in gioco solo con un avatar che non arrossisce, come Facebook. I simulacri virtuali che dialogano tra loro in rappresentanza delle persone in carne e ossa sembrano meno temibili. Tanto che la mutazione del timido in leone da tastiera non è infrequente. Inebriato da questa inedita sicurezza, che nella vita quotidiana sembra una chimera, un timido su Facebook può passare dall’altra parte della barricata, tra quelli che si sentono in diritto di offendere tutto e tutti per suscitare il loro senso di inadeguatezza. È una sorta di rivincita. Però quelli che conservano la timidezza persino su Facebook esistono. Sono più rari, ma non si tratta di personaggi leggendari che testimoni poco attendibili dicono di aver notato di sfuggita, in notti senza luna, quando lo smartphone era quasi scarico.

I timidi del mondo virtuale sono quelli che meditano a lungo sulla scelta della parole prima di rispondere a un saluto: “Mi limito a un Like? Troppo freddo. E se rispondessi con una faccina? Troppo infantile. Un messaggio pieno di complimenti? Troppo imbarazzante. Passo per uno che ci prova. Rispondo con lo stesso saluto? Troppo formale…”. Avete capito bene. È gente che riflette prima di rispondere. Da persone del genere ti aspetti gesti rivoluzionari, per esempio un controllo delle fonti prima di condividere una probabile bufala. Possono spingersi a forme estreme di rispetto per gli altri, come non scrivere nulla quando non hanno qualcosa di interessante o utile da dire.

Nei timidi del mondo virtuale il timore del giudizio altrui ha un risvolto positivo: il rispetto per le persone. Non dimenticano che dietro una foto del profilo c’è un essere umano. A pensarci bene, bisogna tutelarli. Anche perché possono finire tra le grinfie di bulli che una volta spento il computer tornano ad abbassare lo sguardo in presenza d’altri.