Un sacco del rüt ci seppellirà

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È incredibile l’indissolubile (e forse anche emblematico) legame fra la politica ticinese, la Lega e la questione della spazzatura. È dai tempi di Thermoselect e di Flavio Maspoli che i ticinesi si appassionano (?) al rüt. Con l’inceneritore di Giubiasco e la legge federale che prevede l’obbligo di introduzione della tassa sul sacco, la never-ending-story sembrava terminata: e invece no.

Per una parte della Lega, la tassa sul sacco non s’ha da introdurre, punto e basta. Nemmeno se si va contro Berna. Nemmeno se a proporla è il tuo Consigliere di Stato. Io nel merito non ci voglio entrare. Ma la questione interessante per me è la spaccatura che questa vicenda (che fin dall’inizio mi è parsa un clamoroso boomerang) sta creando nel movimento. Nel cantone in cui da decenni tengono campo le battaglie interne fra liberali e radicali, PST e PSA, cristiano-sociali e destra popolare democratica, il fatto che anche la Lega stia avviandosi verso due correnti potrebbe magari non destare grandi sorprese, ma da osservare, la dinamica è interessante. Da un lato le due macchine da voti di via Monte Boglia, Borradori e Zali, dall’altra il “grande vecchio” Attilio Bignasca col nipote Bobo. A farla semplice: l’anima ragionevole e l’anima barricadera. Con la seconda che sta facendo opposizione contro la prima, cosa che si è vista –tra l’altro- anche sul voto sul preventivo in parlamento, con la sceneggiata napoletana delle dimissioni dei commissari leghisti nella commissione della gestione.

Ma al di là della combattività e delle cadreghe, in ballo c’è anche un cambiamento generazionale, coi giovani (Bignasca jr, Aldi, Frapolli, ecc) che pungolano i più esperti, mirando probabilmente a qualche posto di potere in più. Cose che succedono quando diventi un partito di governo. La questione è capire se la Lega sia matura per affrontare e gestire queste dinamiche che possono rivelarsi dirompenti. Perché l’impressione è che quella che ci apprestiamo ad affrontare, più che una decisione sulla tassa sul sacco sia una resa dei conti tra i Bignasca e Borradori/Zali. Con quel che ne consegue per il cantone.

Perché almeno per il momento i secondi paiono un tantino più affidabili e presentabili dei primi.

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