Zoccoli negli ingranaggi

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“Ai tempi della Rivoluzione Industriale i tessitori maltrattati o licenziati si vendicavano danneggiando intenzionalmente i telai a vapore e gettando negli ingranaggi i loro zoccoli di legno (in francese sabots). Da qui il termine sabotaggio.”

Sfogliando alcuni ricordi mi trovo a rileggere questa bellissima nota. Ammetto che la storia scritta sui libri di scuola non mi è mai piaciuta in modo particolare. Anzi ricordare date, conquiste, appartenenza dei territori e chi più ne ha più ne metta, mi creava vuoti di memoria tali che la materia cerebrale sembrava perdere di volume lasciando spazio a un’eco desolante. Per fortuna ho sempre amato perdermi in citazioni simili a questa: documentandomi, cercando opere pittoriche, immaginando queste persone che con coraggio rischiavano la pelle perché ormai non avevano più nulla da perdere.

Cerco di rapportare la disperazione del ‘700 ad oggi e mi chiedo che cosa possa essere cambiato. All’epoca di internet dove tutte le informazioni corrono velocissime in tempo reale, nessuno, nemmeno un’anima trova il coraggio di ribellarsi contro le ingiustizie. Oggi la legge, in teoria, tutela almeno la vita dell’individuo; le umiliazioni si limitano ad essere di tipo morale, non che la violenza verbale sia più blanda rispetto alle percosse fisiche. Anche se il suicidio, dovuto alla disperazione, per me è comunque un omicidio.

Gli strumenti mediatici vengono però utilizzati male, abbiamo tra le mani la stessa forza di quei lanciatori di zoccoli, possiamo bloccare gli ingranaggi di una macchina impazzita e non lo facciamo. E dire che internet e le tecnologie caratterizzano la Terza Rivoluzione Industriale. In tutto questo la rivoluzione dov’è? Sta davvero nel fatto che possiamo insultare nella pubblica piazza e tutti lo sanno? Leggo molto le opinioni sui social e mi pare proprio che siamo tornati indietro di secoli: chi prega affinché tutto si aggiusti, chi affida i propri disagi a una comunità che non fa altro che fomentare odio e ulteriore malattia interiore, chi si chiude in sé stesso, chi si lascia sopraffare dall’autolesionismo.

L’origine dei sabotaggi era partita con un atto nobile e di grande forza, un piccolo oggetto che bloccava un intera macchina a vapore. Ora invece mi viene in mente il film Tempi Moderni in cui l’uomo per non compromettere nessuna fase della catena di montaggio e finisce negli ingranaggi della macchina in preda alla sua alienazione. Charlie Chaplin nel 1936 ci aveva visto lungo e questa pellicola sempre attuale forse andrebbe riguardata ogni tanto. Servirebbe a farci capire che la nostra evoluzione avviene solo a livello materiale e meccanico. Purtroppo a livello emotivo e comunicativo siamo rimasti al Medioevo e i paraocchi non servono a migliorare la situazione.

“Nell’era dell’informazione, l’ignoranza è una scelta.” D. Miller

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