Alice: “Per quanto tempo è per sempre?” Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”. (Lewis Carroll)

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È stato un weekend strano quello passato qualche tempo fa, mentre ero in autostrada sulla via del ritorno ho riavvolto i pensieri di quei giorni.

Sono stata ad un raduno di famiglia nel sud della Francia, un raro momento dove siamo riusciti ad incontrarci quasi tutti. Provengo da una famiglia numerosa sparsa tra Francia, Svizzera e Belgio. Quando ero piccola aspettavo con ansia il momento delle vacanze per rivedere quella mia numerosa famiglia di matti. Crescendo (o invecchiando) le occasioni si sono fatte più rare, gli impegni di tutti a volte ci hanno impedito di rivederci, fino a quando la mia meravigliosa cugina ha preso in mano la situazione e ha organizzato un vero raduno di famiglia in un ristorante bellissimo in riva al mare al bordo di una riserva naturale. Partiamo sabato con l’intenzione di goderci la giornata e il viaggio, perciò ce la prendiamo con calma, usciamo dall’autostrada per mangiare, ripartiamo, arriviamo a Nizza ospiti di una cugina che non vedevo da anni. Passeggiata per la città vecchia, bagno in mare, sole sulla pelle salata. Mi guardo intorno felice e d’un tratto mi ricordo che quella che sto guardando è la strada dove meno di un anno fa c’è stato l’attentato. Scaccio con la mano quel pensiero come un insetto fastidioso e mi godo il resto del pomeriggio.

La sera barbecue in giardino, risate, ricordi che escono a cascata e voglia di rivedersi tutti il giorno dopo. La mattina della domenica ci svegliamo e scopriamo che non molto lontano da noi ci sono stati attimi terribili, a Londra e a Torino la follia ha avuto ancora il sopravvento seppur in due modi completamente diversi. La vita va avanti, non possiamo lasciarci fermare da questo mondo impazzito, così penso mentre scelgo come vestirmi. E la giornata è così bella, il posto così bello, le persone così belle che il sorriso mi arriva fino al cuore. E sto proprio pensando a quanto siamo fortunati in quel piccolo angolo di paradiso, che in meno di due minuti tutto viene stravolto.

Due ragazzi in scooter passano vicino ad un bar a velocità troppo sostenuta. Alcuni avventori del bar non gradiscono. I ragazzi alzano un po’ la cresta e fanno gli sbruffoni. Nel giro di pochissimi minuti scatta una rissa che dal bar dall’altra parte della strada si sposta davanti al nostro ristorante, poi davanti al nostro tavolo. Uno ragazzo entra di corsa nel ristorante , ho avuto paura che uscisse con un coltello. Cerco Alessio che un attimo prima stava giocando lontano con i suoi cugini e lo trovo a pochi centimetri dalla rissa. Mio fratello lo prende al volo e scappiamo. Ambulanza, polizia, un ragazzo per terra accanto alla mia sedia che non riprende più conoscenza. Un’altra rissa. Il mondo che d’un tratto sembra esplodere in un grido di pazzia. Si sarebbe potuto risolvere tutto con “chiedo scusa”… “va bene, vedi di non farlo più ” e invece no. E ti ritrovi tuo malgrado coinvolto nella rabbia incontrollata di persone che non sono più in grado di comunicare con gli altri. Pensi di essere al sicuro, ma non lo sei. In nessun posto. Non lo sei in piazza mentre vai con i tuoi figli a vedere la partita della tua squadra del cuore e un deficiente decide di sfogare la sua frustrazione per la sconfitta facendo partire dei petardi. Non lo sei passeggiando sul ponte di Londra. Non lo sei sul lungomare di Nizza guardando i fuochi di artificio con la tua famiglia. E non lo sei in un ristorante sperduto in riva al mare. E mentre passeggiavo nella piazza di Nizza al mercato dell’antiquariato, mentre i militari pattugliavano le strade con i mitra in mano ed è partito il classico colpo di cannone a mezzogiorno, ho avuto paura. Poi il mondo è ripartito.

Stiamo perdendo la nostra serenità, possiamo illuderci o dirci che non dobbiamo arrenderci, avere paura, continuare a vivere come se niente fosse. Ma la paura c’è, non neghiamo l’evidenza. Non ci sono ricette, formule magiche o matematiche che possano aiutarci. E così, tornando a casa, mi dico che dobbiamo stringerci ancora di più intorno ai nostri affetti, alle cose care che contano davvero. Non rimandare sempre con la scusa “tanto c’è tempo”, perché non lo sappiamo quando tempo c’è. La vita è come un granello di sabbia che stringiamo tra le dita. Preziosa ma tanto fragile.

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