Basta essere ticinese per essere un buon Consigliere federale?

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Marco Solari ha ragione quando, in una lettera agli Svizzeri romandi pubblicata su Le Temps di ieri, afferma come il Ticino non sia più l’antica terra di baliaggio ma sia diventato un territorio attrattivo e pieno di risorse. Ancor più ragione ha quando ricorda la semplicità dell’art. 175 della Costituzione, il quale afferma che le regioni e le comunità linguistiche devono essere rappresentate in Consiglio federale. Il problema, però, è che nell’affrontare la successione di Burkhalter il Ticino non deve fare l’errore provinciale del credere di avere una classe politica all’altezza delle proprie aspettative.

Avere un Consigliere federale ticinese serve solo a mettere la bandierina, rivendicare il rispetto per lingue e culture, l’avere uno dei nostri lì “tanto per” o significa aver vista riconosciuta la capacità di far arrivare una persona ad avere la competenza, la sensibilità, la possibilità di andare in Governo? E voi lettori, preferite che chi succederà a Burkhalter sia un ticinese a caso per soddisfare i nostri – leciti – campanilismi o che sia una persona valida indipendentemente dal cantone di provenienza o dalla lingua parlata?

Sono domande che sorgono spontanee notando il clamore che, a nord come a sud delle Alpi, ha immediatamente suscitato il nome di Ignazio Cassis. Il capo della frazione PLR alle Camere è l’esempio concreto del nostro ragionamento. Sarebbe un ticinese messo lì a far presenza o sarebbe una persona di lustro ai posti di comando? Di un politico, dati i tempi, interessa soprattutto la trasparenza. Cassis da anni è presidente di Curafutura, dalla quale riceve 180 mila franchi all’anno. Entrando in Consiglio federale e, casualmente, finendo agli interni, che credibilità avrebbe nel trattare le questioni inerenti le casse malati? E siamo sicuri che il suo telefono non suonerà mai quando dovrà chinarsi su quei temi? Chi è stato amico per anni, improvvisamente smette di esserlo?

Poi c’è il gioco politico. Il solo Daniele Piazza, ospite alla RSI il giorno delle dimissioni di Burkhalter, ha finora detto quanto è bene che sia chiaro: nel scegliere il prossimo Consigliere federale sarà importante la posizione dei socialisti, se non decisiva. Furono loro a orchestrare il balletto che portò Widmer-Schlumpf in Governo, furono loro ad appiedare sia Gobbi – che si appiedò da solo semplicemente candidandosi – sia Aeschi. Ignazio Cassis rappresenta come orientamento politico e personale la destra del PLR, partito che al suo interno ha anche papabili più vicini ai temi della socialità e meno inclini al taglio continuo a favore dei soliti noti. Con quali basi, presenti e soprattutto future, il PSS potrà dare il suo sostegno a Cassis?

In un contesto ricco di scadenze importanti come la votazione sulla Previdenza 2020 e con il Governo all’opera per la nuova riforma fiscale dopo che la Riforma III (difesa da Cassis) si è arenata davanti al popolo, va bene, benissimo, parlare dei pregi del Ticino, dei suoi bisogni e della rappresentanza. Ma ci vuole anche chi possa essere in grado di svolgerla bene, questa rappresentanza. A oggi, Ignazio Cassis non sembra la persona più portata a questo compito. Indipendentemente dalle scelte del Partito Socialista.

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