Continui a scrivere la storia… della Posta

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Tutti i fuochi del Ticino e della Mesolcina, quindi deduco che la campagna sia a livello nazionale, si sono visti recapitare un volantino de La Posta nella buca delle lettere. Se lo avete buttato abbiate l’accortezza di recuperarlo immediatamente, perché vi vengono offerti ben due francobolli Posta A con scadenza 31 maggio 2018. Due franchi di francobollo per ogni fuoco, significa più di 400’000 franchi, aggiungiamo stampa e grafica e arriviamo tranquillamente al mezzo milione. Magari però loro sono carini e le pubblicità se le spediscono gratis, così risparmiano.

Iniziativa pubblicitaria molto bella, se non fosse che lo scorso 6 maggio un cospicuo gruppo di cittadini ticinesi ha manifestato a Bellinzona per difendere quegli impiegati già messi in condizioni lavorative moralmente pesanti.

Da qualche anno gli uffici postali sono diventati anche punti vendita di caramelle, oggetti di cartoleria, telefonia, polizze assicurative, biglietti della lotteria e souvenirs di vario genere; e manco a dirlo agli improvvisati commessi vengono assegnati obiettivi commerciali piuttosto ardui.

Questa premessa era doverosa in quanto la ristrutturazione aziendale, del colosso della distribuzione svizzera, prevede la chiusura di un massiccio numero di uffici postali e il conseguente licenziamento del personale. Laddove il Municipio e i cittadini riescono a opporsi, viene trovata una soluzione temporanea in cui alcune funzioni del buralista vengono svolte in negozi ospitanti.

Detto questo il mio ragionamento da persona cazzuta quale sono mi porta a riflettere su alcuni punti: in primis il costo di tutta la campagna., alcune domande sorgono spontanee.

Nel testo si legge che è proprio grazie al cliente se La Posta giornalmente può consegnare “così tanti” pacchi e lettere ed è per ringraziarci che ci regala i francobolli. E qui io inizio a sentirmi tirare per le terga ma non è tutto!

Continuando ad analizzare si legge un titolo contrastante con la politica aziendale: “Continua a scrivere la storia… di un’amicizia”. Ma quale amicizia? Mia nonna per raggiungere un ufficio postale, che svolga tutte le funzioni, deve recarsi con i mezzi pubblici nella città più vicina al suo paesino. Lei mica li sa usare i supporti tecnologici ed è pure vecchio stampo: non si fida delle operazioni “ollain” in “interdette”.

Ma poi amicizia di che? Vallo a spiegare alle famiglie delle vittime dei tagli, licenziati per ristrutturazione aziendale.

Però il sapore di questo stampato è davvero romantico: colori tenui, due ragazzini che sorridono raggianti sulle loro biciclette e si ritrovano da adulti nel medesimo posto e con lo stesso entusiasmo di un tempo.

Grazie davvero per questo pensiero non vedevo l’ora di ritrovarmi a dover andare dal panettiere o in farmacia per spedire la mia corrispondenza e per fare i miei pagamenti. Sì, io appartengo ancora ai sognatori, a quelli che si recano fisicamente a svolgere queste burocrazie e ringraziando il buralista sperano che non venga licenziato e sostituito da chissà quale diavoleria moderna. Io ci vado con piacere a scambiare un sorriso e due chiacchiere, i soldi spesi per questa trovata io li avrei investiti per salvare almeno un ufficio postale e rendere la vita più semplice a mia nonna e agli impiegati.

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