Esiste davvero la ricetta per essere felici?

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Evidentemente si, e qualcuno l’ha trovata, al punto da essere l’incarnazione vivente della felicità.

Matthieu Ricard, 71 anni, è un monaco tibetano francese; dopo aver studiato i meccanismi biologici che stanno alla base della vita ottenendo una laurea in genetica delle cellule, ha scoperto un profondo interesse per l’altro lato della vita, quello spirituale ed interiore. Partito dunque per l’Himalaya, ha intrapreso un percorso di meditazione che lo ha portato a ricevere l’ordinazione monastica nel 1978; da allora ha continuato a scrivere saggi filosofici, occuparsi di fotografia, e tradurre i testi sacri del Buddhismo.

Matthieu Ricard è stato analizzato per 12 anni dall’Università del Wisconsin ogni volta che entrava in meditazione, attraverso 256 sensori posti sul suo cranio, ed i risultati hanno evidenziato una attività superiore al normale nella zona del cervello connessa all’emozione positiva. Ebbene, se tutte le persone sottoposte a questi esperimenti hanno riportato valori compresi tra +0.3 di disperazione e –0.3 di beatitudine, Ricard ha registrato un -0.45: questo gli vale, ufficialmente e scientificamente, il titolo di uomo più felice del mondo.

Ma qual è dunque l’ingrediente segreto della felicità? La risposta appare incredibilmente semplice: l’altruismo. Secondo Ricard, lasciare da parte l’ego e dedicarsi agli altri rende la mente più rilassata con effetti benefici anche sul corpo; il monaco francese sostiene che l’altruismo sia radicato nel cervello umano, e che questa capacità innata di occuparsi del prossimo è la chiave per affrontare le sfide del mondo moderno. L’uomo moderno sbaglia, per Ricard, nel momento in cui sacrifica il benessere delle generazioni future e l’ambiente in nome dei bisogni immediati e presenti: avere più considerazione degli altri è il modo per conciliare i bisogni della società a breve, medio e lungo termine.

Non serve neanche andare troppo lontano: “Si può sempre avere un impatto positivo, ci sono molti modi per farlo”, riferisce Ricard, “Tutti hanno capacità che possono mettere al servizio di qualche ONG o opera di volontariato. Non deve essere per forza in Sudan o in Himalaya, può anche avvenire nel tuo vicinato”

Ricard ha ottenuto tutto questo tramite la meditazione che, precisa, non è semplicemente sedersi e coltivare la consapevolezza: è costruire un modo di essere e metterlo al servizio degli altri.

Quanto alla coerenza di Ricard non ci sono dubbi: durante la sua permanenza sull’Himalaya, ha svolto una grande opera per la sopravvivenza della cultura tibetana finanziando la costruzione di scuole, cliniche, ponti, punti medici e case anziani fra Tibet, Nepal e India.

Se volete conoscere il pensiero di Ricard direttamente, guardate questo video.

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