“Finché la Posta andrà avanti così, troverà la nostra resistenza”

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La maggioranza del Consiglio nazionale nei giorni scorsi ha approvato una mozione con la quale chiede alla Posta di frenare con il proprio progetto di chiusura degli uffici postali. Questo è successo anche, e soprattutto, perché la società civile e i sindacati da mesi sono in campo a denunciare quanto sta succedendo. Abbiamo incontrato Marco Forte, responsabile regionale di syndicom, per capire meglio quanto sta succedendo.

La politica sembra che stia iniziando ad ascoltare le istanze della popolazione e dei sindacati.

È chiaro che la politica si muove quando si accorge che c’è una volontà popolare netta e da rispettare. Il tema della Posta è molto sentito da parte di tutta la popolazione, ed è evidente che la strategia portata avanti dalla stessa ha incrinato la buona immagine che le è sempre appartenuta. È evidente anche che la politica doveva prendere posizione, e se l’ha fatto in questo senso è perché si è accorta che c’era un grande fermento tra i cittadini. Sicuramente le petizioni e le iniziative che abbiamo lanciato sono servite: noi come sindacato abbiamo organizzato manifestazioni in tutta la Svizzera, con la più grande, quasi 500 persone, proprio in Ticino.

A cosa porterà questa decisione del Consiglio nazionale?

Lo vedremo. Adesso bisogna capire, nel concreto, cosa significhi questa mozione. Ciò che ci preoccupa molto è che, nonostante la politica dica che la Posta deve rivedere i suoi criteri e come strutturare la rete degli uffici postali, essa non ha accettato di fermare i suoi progetti. Mentre la politica discute, la Posta accelera sulla chiusura degli uffici postali. Secondo noi questo non ha alcun senso, e la nostra richiesta di moratoria dopo la decisione presa dal Consiglio nazionale assume ancora più importanza.

In questa battaglia, che rapporto ha il mondo sindacale con la politica?

Syndicom ha cercato la collaborazione con tutti i municipi, spiegando bene le differenze tra ufficio postale e agenzia postale: spesso i rappresentati della Posta arrivano a presentate il tutto come una “trasformazione”, termine che amano molto, quando invece siamo di fronte ad altro che alla chiusura di un ufficio e il servizio che passa a un negozio o qualsiasi altra struttura. Molti di questi municipi hanno risposto, li abbiamo incontrati e quello che abbiamo chiesto è di fare opposizione a questa decisione. La mappa delle chiusure degli Uffici (guardala cliccando qui) fatta dal nostro sindacato ha contribuito molto a far capire veramente che la legge attuale che definisce la rete di uffici postali non è adeguata. E lo scopo è stato sensibilizzare il più possibile sulla gravità del problema: se la Posta per legge può chiudere un ufficio lo farà, non c’è dubbio, è solo questione di tempo.

La situazione in Ticino com’è?

Il Consiglio di Stato ha preso una posizione molto dura nei confronti della Posta. Grazie alle battaglie condotte in questi mesi, dei 46 uffici postali dei quali era prevista la chiusura ne chiuderà la metà. Per noi restano comunque tanti e troppi, ma anche il governo cantonale non può fare molto. Per far sentire più forte tutte le voci abbiamo creato un fronte con politica e cittadini, con il comitato “Uniti in difesa del servizio pubblico” che si impegna e impegnerà in difesa dei lavoratori e dei cittadini.

Com’è la Posta come interlocutore?

Difficile. La Posta non parla di soppressione di posti di lavoro, ma dice che 1’200 persone avranno dei cambiamenti; non parla delle chiusure degli uffici postali ma parla, come già detto, di “trasformazione”. Ha un lessico tutto suo perché deve riuscire a rispettare il suo mandato di fare utili in tutti i settori, il proprio mandato sociale e quello di offrire un servizio di qualità. È chiaro che tutto non si può fare, e soprattutto non nei tempi che si è data la Posta. Se gli obiettivi li ha dati il Consiglio federale, i tempi e i modi li decide la Posta. Finora l’ha fatto con modalità per noi inadeguate.

La Posta può essere ancora definita “servizio pubblico”?

Sicuramente la Posta offre un servizio pubblico, è chiaro che è fortemente a rischio però. Già da anni, da quando c’è stato lo scorporo delle PTT, c’è stato un netto peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità del servizio. Oggi la situazione sta peggiorando sempre più. Stiamo andando verso un’idea di Posta dove si antepongono gli utili, i profitti alle vere esigenze dei cittadini: oggi come oggi il servizio pubblico è a rischio.

Quanto c’entrano in questo le privatizzazioni?

È sotto gli occhi di tutti che sono peggiorate le condizioni del personale, le pressioni che oggi subiscono i lavoratori oggi una volta non esistevamo. I conducenti degli Autopostali vivono condizioni difficilissime a causa di turni di lavoro pesanti, il settore dei pacchi è stato liberalizzato e soffre una forte concorrenza, per non parlare del rischio di esternalizzazione dei servizi. In tutti i settori le pressioni stanno aumentando. È evidente come liberalizzando e non mettendo condizioni rigide la concorrenza si fa esternalizzando, raggirando i CCL e quindi abbassando i salari e peggiorando le condizioni di lavoro.

Se le lotte dei sindacati sembrano oggi essenziali, a far da contraltare c’è la recente notizia del licenziamento di una impiegata della Posta per motivi sindacali. Un licenziamento che suona come avviso?

Siamo di fronte al licenziamento di una lavoratrice che ha lottato per far rispettare i suoi diritti di mamma e avere un impiego parziale corretto, questo è successo. Il problema è che il nostro impianto legislativo non protegge chi viene licenziato per motivi sindacali: prima, quando si era ancora sotto la Legge federale era previsto il reintegro. Oggi, sottostando al Codice delle obbligazioni, il reintegro non esiste. Già è difficile dimostrare il licenziamento abusivo, qualora si riuscisse non è comunque previsto il reintegro e per questo motivo abbiamo lanciato una petizione.È da sottolineare il coraggio di questa collega: noi stiamo facendo questa battaglia perché il licenziamento abusivo è un problema che riguarda tutti. Ci rattrista molto che la Posta approfitti di queste falle del sistema giuridico.

 

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