Gobbi infuriato? Lo dica alla ‘ndrangheta

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Diciamolo chiaro, se Norman Gobbi mettesse tutta l’energia che investe nelle misure anti frontalieri o nel respingimento di migranti nel combattere la ‘ndrangheta, le mafie avrebbero vita dura da noi. Così purtroppo non è.

Il servizio di Falò di giovedì su Gennaro Pulice, efferato killer della ‘ndrangheta che risiedeva in Ticino, è pesante. Permesso B concesso e 2 anni a combinare affari nel luganese prima che una rogatoria (italiana) portasse al suo arresto. Pulice è ora collaboratore di giustizia. Le sue dichiarazioni hanno portato all’arresto di circa una trentina di persone nel Lameziano.

L’allarme mafie, ignorato fino a ieri da Norman, che negava le infiltrazioni della malavita, era già stato dato a più riprese. Dimitri Bossalini, ex comandante della polizia del Vedeggio, presidente delle polizie comunali ticinesi e attuale capo della polizia comunale di Locarno, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano del 2016 dichiarava: “Sono molto preoccupato per l’infiltrazione della criminalità organizzata in Ticino, sta erodendo letteralmente il tessuto economico. Se non facciamo qualcosa si compreranno tutto”.

Sono parole insolitamente forti quelle di Bossalini, il quale prosegue: “Che la ‘ndrangheta sia radicata in Ticino è un’evidenza, è palese e lo dimostrano le inchieste (…) Hanno approfittato dei bassi tassi delle ipoteche per acquistare stabili con cui riciclare i loro profitti, in alcuni comuni è lampante”

Nella “furia” di Gobbi per la questione del casellario giudiziale, vediamo tanto fumo. 64 permessi negati su oltre 40’000 (lo 0,15%), spesso per reati vecchi di anche 10 anni, non salveranno il Ticino. Gobbi dovrebbe piuttosto spiegare come ha fatto un pluriomicida latitante ad avere un permesso B di residenza in Ticino e come ha potuto lavorare da noi per due anni. Gobbi “infuriato” dovrebbe fare luce sul suo scandalo dei permessi facili. Gobbi il “furioso”, dovrebbe rispondere a noi sulle parole di Pulice che dichiara, riferendosi ad altri pregiudicati, “siamo in tanti ad avere quel permesso”.

Ma Gobbi, che deve essere talmente infuriato da non voler sentire più nessuno, non risponde a Falò. Nella sua inchiesta, la trasmissione può contare sul supporto del procuratore antimafia di Reggio Calabria, sulla polizia italiana, sul capo della polizia federale Lauber. Ma non del ministro ticinese della giustizia Norman Gobbi. Gobbi si rifiuta di lasciare un intervista alla RSI, Gobbi non risponde sui presunti permessi ad altri pregiudicati. Questo silenzio è indegno di una carica istituzionale. Il ministro ci deve delle spiegazioni, come ce le deve Beltraminelli per il caso Argo 1 o qualunque altro ministro quando qualcosa di poco pulito lo coinvolge.

Non possiamo riportare tutto il servizio di Falò, che è ben fatto e pone forti dubbi, ma il sospetto che con grande facilità le mafie possano infiltrarsi in Svizzera e in Ticino è ben presente e inquietante. Il sistema liberale svizzero a livello finanziario, come dice il capo Lauber, è un substrato fantastico per questa gente ed è facile abusarne.

Possiamo, dobbiamo sradicare adesso questo cancro che ha divorato l’Italia per secoli. Ma lo dobbiamo fare collaborando con la polizia federale e quella della vicina “fallitalia” quella che Gobbi prende a calcioni un giorno si e uno no. Perché se c’è qualcuno che ha esperienza di queste cose, è proprio l’Italia, ed è il procuratore antimafia di Reggio Calabria Antonio De Bernardo che, intervistato da Falò, ci avvisa: “ …nel tempo (la ‘Ndrangheta NdR) rischia di permeare una società e poi diventa difficile sradicarla e debellarla come purtroppo è difficile in Italia. Ecco, agire prima che sia troppo tardi.”

Non siamo immuni. Forse è ora che Gobbi si chini sui veri pericoli, prima che sia troppo tardi. Giocare al ridotto nazionale con queste cose è da incoscienti. La sicurezza, quella vera, del Ticino, viene prima dei voti.

A questo link potete vedere il servizio della RSI di Falò dell’8 giugno 2017: http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/falo/‘Ndrangheta-Gennaro-Pulice-il-killer-di-Viganello-9163537.html

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