Il calcio ai tempi del terrorismo e il lattaio londinese

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Cardiff, Londra, Torino. Tre città, una notte. Nella capitale gallese va in scena l’evento calcistico dell’anno, in assenza di campionati europei o mondiali, la finale di Champions League assume ancor più importanza e risonanza planetaria. Ci sono maxi schermi ovunque e ovviamente a Torino, la città natale della Juventus, finalista maledetta della Coppa con le grandi orecchie. A Torino c’è voglia di rivincita, quest’anno sembra la volta buona. Piazza San Carlo è gremita, davanti allo schermo gigante che acceca la statua equestre di Vittorio Emanuele II. A Londra la partita la si guarda nei pub, come sempre se non c’è una squadra inglese in campo l’interesse british verso il football, nato proprio sulle coste d’oltremanica, è abbastanza blando. Vista la bella serata quasi meglio godersi una passeggiata per il centro, magari sul London Bridge immortalando con gli smartphone la City illuminata.

A Cardiff la festa del calcio si sta compiendo. Entusiasmo sugli spalti e sudore sul campo. La partita è in bilico sul 2-1 per il Real Madrid. In una veloce azione sviluppatasi sulla fascia destra un traversone in area viene incrociato in goal dal solito Cristiano Ronaldo: 3-1 Real e partita chiusa, per la Juventus il destino è nuovamente segnato. A Torino quella che era un’ansia di recuperare uno scarto minimo si trasforma in frustrazione, un’altra finale persa, un’altra occasione sprecata. Qualcuno decide che i petardi confezionati per festeggiare un’ipotetica vittoria si possono benissimo far pure scoppiare, tento orami chi se ne frega più. A Londra solo qualche sussulto e un paio di boccali di birra finiti sul pavimento, da chi comunque il calcio lo ama. La City vive la sua frenetica vita di sempre, macchine che sfrecciano sul London bridge, coppie a passeggio sul Tamigi abbracciate.

I 90 minuti a Cardiff si concludono sul 4 a 1 per il Real Madrid. Sergio Ramos alza per la seconda volta di fila la Champions League e Cristano Ronaldo sogna il quinto Pallone d’Oro. Buffon, Barzagli e compagnia salutano da pochi metri quella coppa che a Torino manca da quasi 20 anni e che forse loro non alzeranno mai. A Torino però tutto questo non lo hanno visto in Piazza San Carlo. Quel petardo lanciato per rabbia scuote gli animi: “Una bomba!” La fobia collettiva che tanto tentiamo di combattere esplode in ognuna di quelle persone. La folla si disperde, si corre in ogni angolo per trovare riparo, ci si calpesta per scappare da qualcosa che non si sa e che in realtà non c’è. A Londra tra le varie auto che transitano sul London Bridge un furgone sfreccia all’impazzata e abbandonando la carreggiata si butta sul marciapiede falciando i passanti, scena fotocopia di qualche mese fa. Stesso posto, stessa modalità. I kamikaze scendono dal furgone e iniziano ad accoltellare gente finché non vengono abbattuti dalle forze dell’ordine. Quella che doveva essere un’altra notte magica di calcio, di coppe e di campioni viene macchiata da altro sangue innocente.

A Londra il bilancio terroristico segna ancora 7 morti e una cinquantina di feriti. A Torino la sola paura dello stesso terrorismo fa 1400 feriti, di cui alcuni molto gravi. Qualche anno fa una cosa del genere avrebbe urtato qualche decina di persone vicino allo scoppio e alla peggio messo alla gogna l’autore del lancio del petardo. La paura si sta facendo strada. Il terrorismo, con questi atti imprevedibili, sta tentando di inculcarci la paura di vivere e di gioire, di condividere le nostre passioni insieme.

Durante la seconda guerra mondiale, mentre Londra veniva bombardata dalle V2 tedesche, venne scattata una foto. La foto ritraeva un lattaio che, tra le macerie londinesi, andava a distribuire il latte come tutti i giorni. Una scena di resistenza sublime, una forza inusuale nella ricerca della normalità. Solo così Londra si liberò delle bombe naziste e solo così ci libereremo dal terrorismo.

Tornando in piazza, per vedere una partita, per goderci una serata, per sentire un concerto. In quest’epoca dove anche le serate del calcio vengono segnate dal terrore i veri campioni siamo noi, che continuiamo a giocare.

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