Il Diavolo chiude, viva il Diavolo!

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Il Diavolo chiude i battenti, il giornale satirico di cui ero umile coordinatore dopo l’abbandono di Sergio Savoia se ne va in pensione. Insieme al Conte Zio, coordinatore della Lega e sua nemesi. Sarà un caso? Non credo…

Scherzi a parte, il Diavolo chiude per una serie di fattori. Nessuna tragedia, nessun crollo. Semplicemente il logico epilogo di una fantastica esperienza che però, come tutto, deve prima o poi avere una fine.

1) Fare satira per 26 anni alla fine stufa. Soprattutto me, che non mollo da quell’ottobre del 1991. È anche normale che si voglia, a un certo punto, cambiare aria. Il Diavolo è come quelle vecchie morose cui vuoi ancora bene ma non ami più. Gli devi la verità e l’onesta di dire: adesso basta.

2) Il mondo del cartaceo è in crisi. Preferiamo uscire di scena per conto nostro e perché lo abbiamo deciso noi. D’altronde, essendo realisti, le vignette del Diavolo pubblicate su GAS avevano probabilmente più diffusione sul social che sul Diavolo cartaceo.

3) Se liberi energie puoi fare qualcos’altro e mettere il tuo entusiasmo al servizio di altri progetti, altre battaglie, altre sfide. E ricordate, come diceva il Che, quel tizio stampato sulle magliette, “le battaglie non si perdono, si vincono sempre”. Si vincono perché le intraprendi, perché accetti la sfida, perché ti metti in gioco. Già quella è una vittoria.

In merito a GAS c’è stato un piccolo equivoco: il Diavolo non confluirà in GAS. Vero, io sono cofondatore e collaboratore di entrambe le realtà, ma esse sono indipendenti e ogni redazione ha i suoi collaboratori.

Io intendevo dire, e forse lì c’è stato un pasticcetto, che GAS è in fondo, almeno a mio avviso, frutto consequenziale della storia del Diavolo. GAS è il fratello grande, più serio e più giornalisticamente curato del Diavolo. Entrambi, seppur progetti professionali, condividono una realtà di volontariato, tanto entusiasmo e gruppi di amici che si mettono in gioco. GAS nasce perché in questi anni si sentiva necessità di una realtà di controinformazione, di controllo del potere nonché il bisogno di veicolare messaggi di civiltà, ecologia e socialità. Il Diavolo nacque 26 anni fa quasi per gli stessi motivi. Queste due entità, così diverse tra loro, con parole diverse e modi comunicativi separati, parlano un linguaggio comune, quello del cuore, della fratellanza, dell’amicizia che si scontra col razzismo, la grettezza e la cattiveria.

Queste due entità, combattono dalla stessa parte della barricata, e io sono onorato di esserne stato e di esserne tutt’ora parte.

Un domani, forse, il gruppo del Diavolo troverà delle modalità per esistere online e magari GAS lo ospiterà, saranno i redattori a decidere. Io mi lascio sorprendere da questo meraviglioso mondo, dai miei amici che riescono sempre a stupirmi e a trovare energia dove non ne vedi ormai più.

Dunque gridiamo pure: il Diavolo è morto, viva il Diavolo! E facciamo nostre le parole della canzone dei Modena City Ramblers, Paddy Garcia. Parole che descrivono un eroe immaginario, quello col sombrero al vento e il fucile alzato come una bandiera, il sorriso di sfida sulle labbra:

(…) Se qualche uomo sta lottando per un ettaro di terra Una casa, una scuola o per sfamarsi

Se qualche uomo si è stancato di girare a capo chino

In quel momento e in quel posto puoi trovarmi

Non sto facendo questa guerra per la fede in un partito

Non combatto per servire una bandiera

Ma per lo sguardo stupito e gli occhi dolci dei bambini
(…)

Ecco in questo credo. In questo crediamo.

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