L’America rifiuta il futuro

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Il ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima non era inaspettato. Donald Trump era stato più che chiaro al riguardo durante tutta la campagna elettorale. Come tutti i bulli che si rispettino, però, non ha avuto il coraggio di comunicare questa decisione alla presenza di Merkel, Macron, Abe e gli altri Capi di Stato presenti al G7 in Sicilia la settimana scorsa. Ha aspettato di tornare a Washington dove, con un oceano di mezzo, ha dato seguito alle sue promesse.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Barack Obama ha affermato che “l’amministrazione Trump si sta unendo a una piccola manciata di nazioni che rifiutano il futuro”; Emmanuel Macron al telefono con il Presidente gli ha negato ogni possibilità di rinegoziare l’accordo. Dentro o fuori, con tutto ciò che comporterà a livello di credibilità e coerenza: merci rare da qualche mese a questa parte negli Stati Uniti, ma con ancora un significato in Europa.

Donald Trump sta andando avanti con il programma grazie al quale la maggioranza dei grandi elettori – non del popolo – lo ha mandato alla Casa Bianca. Meravigliarsi oggi può pulire qualche coscienza, ma non rende servizio ad analisi e intelligenza. Davanti a questa catastrofe, non valgono molto le recriminazioni, la retorica sul mondo che stiamo lasciando ai nostri figli se queste vengono da chi per mesi ha definito Hillary Clinton come il demonio. A poco vale dolersi oggi di un pericolo sottovalutato ieri in nome di una “purezza” che si è dimostrata artificio intellettuale, più che dimostrazione pratica di analisi politica. Se Trump è finito alla Casa Bianca, autorizzato dal sistema democratico americano a prendere decisioni come quella di ieri sera, è perché al pragmatismo è stata scelta l’utopia. Affascinante finché si vuole, ma che non trova asilo in questo mondo sempre più complicato e che richiede soluzioni sempre più di buon senso e all’insegna del compromesso.

Gli Stati Uniti usciranno dal mercato delle energie rinnovabili, gli studi sul clima ripartiranno da zero, l’obiettivo di provare a porre un limite al surriscaldamento del pianeta si frantuma. Tutto ciò, per mano di un irresponsabile sospinto da gente più irresponsabile di lui. Ma la Clinton era la donna di Wall Street, volete mettere?

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