La libertà di stampa vale per tutti o per nessuno

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Il giornalista italiano Filippo Facci è stato condannato dall’Ordine dei Giornalisti – organo, per nascita e funzionamento, tecnicamente parafascista – a passare due mesi senza scrivere e senza stipendio. Perché?

Il 28 luglio 2016 Facci ha pubblicato su Libero un articolo sull’Islam. O per meglio dire, un attacco frontale: violento, a tratti intollerante, volgare. Niente che comunque Oriana Fallaci non avesse già scritto, con prosa e scrittura sicuramente migliori, ne “La Rabbia e l’Orgoglio” o ne “La Forza della Ragione”. Non siamo di fronte al negazionismo di Poggi, alle macabre e terribili battute di Sartori, nemmeno al sovvertimento delle leggi. Come in passato ha fatto ennesime volte con la Chiesa cattolica senza che si creasse chissà quale polverone, Facci è partito a testa bassa contro l’Islam e il suo sistema di valori e di tradizioni. L’Ordine dei Giornalisti, inutile girarci attorno, l’ha censurato e condannato per aver espresso la propria opinione. Un’opinione scomoda, difficilmente condivisibile. Ma non importa. O almeno, non dovrebbe.

Su di lui si è abbattuta la censura, e non è che siccome il tema è sensibile siamo autorizzati a fingere di non capire cosa sia successo. Perché a questo punto è spontaneo chiedersi se la libertà di stampa, opinione e informazione valga solo quando qualcuno con cui concordiamo viene condannato, censurato e messo in difficoltà o se sia un tema universale e da proteggere. La libertà va difesa solo quando il giornalista in questione è affine e amico o va difesa sempre, perché un’opinione – per quanto cruda e meschina – ha comunque diritto di essere pubblicata anche solo per essere criticata, attaccata, confutata con altrettanta veemenza?

Sì, l’Ordine dei Giornalisti è un mostro burocratico presente solo in Italia. Sì, una persona assennata come Macron in campagna elettorale affermò che istituire un Ordine dei Giornalisti in Francia avrebbe avuto un “sapore fascista”. Ma ciò che lascia questa sentenza è sincera preoccupazione. Non è interessante cosa abbia scritto Facci, quanto piuttosto la domanda che ne consegue: per essere libero un giornalista, un opinionista deve seguire un coro, qualunque esso sia, o può pensare con la propria testa? E se lo fa, quali rischi corre?

L’unica cosa sensata davanti alla cannonata sull’Islam scritta da Facci sarebbe stata organizzare un bel convegno, con l’autore e rappresentanti dell’Islam che lui tanto “odia”. Un imam magari, o la mamma del ragazzo che ha compiuto il recente attentato di Londra che non esce più di casa per la vergogna affermando come il figlio abbia insultato l’Islam, qualche esperto di religioni e geopolitica. Una bella chiacchierata, insomma. Invece no: censura, condanna.

Se i valori occidentali valgono ancora qualcosa, bisogna scolpire sulla pietra che la libertà di opinione è l’essenza della democrazia. Anche quando quell’opinione ci fa schifo e ci fa protestare, rispondere. Anzi, soprattutto in questi casi. Sennò è troppo facile.

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