La scommessa della Francia

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Macron ha stravinto i ballottaggi delle elezioni legislative, ma comunque meno del previsto. Ed è un bene, per il nuovo Presidente, avere un’opposizione anche numericamente presente. Ma se, come nel calcio, in politica il secondo è il primo degli sconfitti, figurarsi chi arriva quarto, come il sempre più vittima del proprio personaggio Mélenchon, che ieri sera ha affermato come Macron non abbia la legittimità per portare avanti le sue riforme: con il 66% del ballottaggio e con molto più della maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale sembra più uno sfogo, che un commento.

In questi giorni si sono sentiti inviti pressanti ad andare a votare per evitare che Macron si tramutasse in un monarca, senza contrappesi e senza opposizione. La risposta è stata da una parte l’astensione record in tutti i campi politici eccetto La République En Marche, dall’altra un piccolo sussulto della destra gollista e poco più. Delle due l’una: o la storia del dittatore pronto a far strame del Paese era pura demagogia, o la Francia si è legata per cinque anni, e volontariamente, a un soggetto pericoloso. Si tenderebbe a parteggiare per la prima ipotesi. Con un’astensione così alta, ogni rivendicazione contro Macron sarà priva di fondamenta: se gli altri partiti fossero riusciti a mobilitare l’elettorato, non si sarebbe giunti a questo risultato.

Passato questo quarto turno delle elezioni francesi, c’è un Paese da governare. Un Paese che dagli anni di Hollande è uscito più fermo che malconcio, e sicuramente non il malato dipinto da tutti i contendenti all’Eliseo, Macron compreso. La Francia ha deciso di scommettere su un progetto nuovo e su facce nuove, e soprattutto su quella di un Presidente che con questi numeri e questa maggioranza non ha diritto all’errore. L’unico presidente della V Repubblica non espressione di sinistra o destra, Valéry Giscard d’Estaing, fu sconfitto dopo un solo mandato perché socialisti e gollisti, con Mitterrand e Chirac, più che una campagna elettorale condussero una battaglia senza quartiere.

Assieme al buon governo, il fine di Macron sarà evitare il remake delle elezioni del 1981.

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