L’Arte di raccontarla, episodi stravaganti nella storia dell’arte: l’allievo di Michelangelo

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Daniele Ricciarelli è stato un discreto artista rinascimentale. Ovvio, in quel tempo dove grandi artisti come Michelangelo, Leonardo e Raffaello la facevano da padrone, farsi strada era davvero difficile. Se eri un po’ furbo però, invece di farti nemici e avversari questi totem dell’arte, iniziavi a lavorare e collaborare con loro. Così fece il Ricciarelli, originario di Volterra, che si accasò tra gli aiutanti di Michelangelo. Fu un bravo collaboratore Ricciarelli, tanto che il maestro gli passò alcuni suoi disegni per dar vita alle sue prime commissioni e lo fece nominare da Paolo III sovraintendente delle opere vaticane.

Malgrado Michelangelo fosse arrivato ad un’età davvero ragguardevole per il suo tempo, toccando le novanta primavere, arrivò anche per lui il momento del commiato per raggiungere la terra dei più. Ora i suoi collaboratori si trovarono ad affrontare da soli l’aspro mondo dell’arte e se da una parte il loro curriculum poteva vantare la firma del compianto Buonarroti, mostrarsi davvero per ciò che si valeva non fu certo facile.

Erano gli anni della controriforma e del Concilio di Trento il quale terminò nel 1563, dopo 18 anni di discussioni e diatribe. Il Concilio, tra le varie decisioni prese, aveva condannato la nudità nell’arte religiosa Si sollevò quindi un enorme problema, grande quanto l’affresco del Giudizio Universale che sta sulla parete di fondo della Cappella Sistina. Infatti originariamente Michelangelo aveva dipinto tutti i personaggi dell’affresco nudi, senza tralasciare particolari. Ora quell’affresco nel cuore della cristianità era d’imbarazzo per l’intero clero. Come fare?

Si propose di demolire l’intera opera michelangiolesca, ma il Ricciarelli si oppose proponendosi personalmente per censurare l’affresco del compianto maestro. Si fece dunque piazzare le impalcature necessarie e Daniele da Volterra, cosi fu rinominato a seguito delle sue origini, si adoperò per ricoprire le nudità del Cristo, dei santi e dei beati . Daniele conosceva la mano e i gusti di Michelangelo e compì un’opera si di censura, ma che permise di salvare il capolavoro rimanendo fedele il più possibile ai gusti e alla tecnica michelangiolesca.

Dovette però rimuovere a colpi di scalpello e ridipingere la maggior parte di Santa Caterina e l’intera figura di San Biagio dietro di lei, poiché nell’originale quest’ultimo sembrava guardare alla schiena nuda della donna. In altre parole sembrava più una scena di sesso esplicito che una scena mistica.

Questa sua operazione gli valse tra la plebe romana il soprannome di “Braghettone”, un appellativo che non rende forse giustizia all’impegno morale che il Ricciarelli ha assunto, salvando l’affresco oggi considerato uno dei patrimoni più importanti dell’umanità.

In realtà il Ricciarelli non compì l’intera opera di censura, infatti non son suoi i drappi e i perizomi della parte inferiore dell’affresco. Questa sua incompiuta fu a causa della morte improvvisa di Pio IV: l’impalcatura usata dal Ricciarelli dovette essere rimossa in fretta poiché la cappella sarebbe servita per l’elezione del nuovo papa.

Insomma Daniele da Volterra fu deriso, scanzonato e infine allontanato in malo modo dal suo operato. Un operato che nei secoli successivi permise all’umanità intera di godere ancora di una delle opere più alte del Rinascimento. Quindi caro Daniele, anche se in ritardo, grazie comunque.

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