L’Arte di raccontarla, episodi stravaganti nella storia dell’arte: Oscar Niemeyer

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Ci sono artisti che hanno dedicato l’intera loro vita ad un’opera, che poi è stato il loro biglietto da visita per l’eternità. Chiese, sculture, palazzi, dipinti. Cosa sarebbe stato Van Gogh senza i suoi studi sui girasoli? O Gaudi senza la Sagrada Familia? La storia dell’arte è piena zeppa di esempi del genere. E poi c’è Oscar Niemeyer. Classe 1907, brasiliano, Oscar Niemeyer non ha mai dipinto né scolpito, era un’architetto. Cosa ha creato di tanto importante? Una chiesa? Un palazzo del potere? Un museo? Oscar ha lavorato per mezzo secolo, dal 1956 al 2006, alla creazione e all’ampliamento di un’intera città: Brasilia.

Ancora oggi la capitale del Brasile, vista dall’alto, ha quella forma originaria di uccello in volo, come un’utopia che si libra in aria e prende forma sotto le linee tracciate su un foglio. Circondata dal lago Paranoà Brasilia nasce dal nulla, per volontà del presidente brasiliano Kubitschenk e dall’estro di Niemeyer.

“Cominciai a meditare su Brasilia una mattina di settembre del 1956 (…) . A partire da quel giorno cominciai a vivere in funzione di Brasilia.”

Tra il 1956 e il 1960 Oscar Niemeyer lavora al Palacio de Alvorada, al Congresso Nazionale, alla Cattedrale di Nossa Segnhora Aparecida. L’urbanizzazione e la razionalizzazione della città è affidata a Lucio Costa, ma la poesia e l’utopia sono il regno di Niemeyer. Il palazzo del Congresso Nazionale presenta l’identica forma duplicata e rovesciata. Il Senato è sormontato da una cupola, custode del pensiero che guida il paese, mentre il Parlamento presenta la stessa cupola rovesciata, che diventa il catino che raccoglie tutti i bisogni del popolo brasiliano.

Nella capitale brasiliana Niemeyer da vita anche al Museo della Fondazione di Brasilia (1960), all’Università (1960), al Palazzo di giustizia(1963), al Ministero della difesa (1968), all’Istituto degli architetti del Brasile( 1970), al Pantheon della Libertà e della Democrazia (1985), al Ministero della Cultura (1986), al Museo d’arte contemporanea (1996), alla Procuradoria Generale da Republica (2002). A 99 anni, nel 2006, inaugura l’ultima sua grande opera per la città, il Museo National. Muore nel 2012, a 105 anni

Nel 1981, sempre nella sua Brasilia, mette mano al mausoleo di Kubitschenk, la mente politica di quell’utopia, creando una figura che ricorda il simbolo comunista di falce e martello a cui sia Kubitschenk che Niemeyer erano legati. Niemeyer si espresse così nei confronti dell’ex presidente brasiliano parlando dell’idea di costruire Brasilia:

“La mia prima reazione derivò dall’interesse, sia professionale che affettivo, che quest’uomo mi ispirava: ho visto la preoccupazione di un vecchio compagno al quale ero legato per altri progetti, per altri problemi e per una lunga e fedele amicizia.”

Una città, un’utopia divenuta realtà in mezzo al deserto. Laddove c’era l’erba ora c’è una città, per dirla alla Celentano, laddove c’era silenzio ora ci sono milioni di vite che abitano e vivono un’utopia, un grandioso sogno di un’uomo e della sua volontà di dare il meglio per il suo popolo.

Ci sono calciatori che a 23 anni scrivono la propria autobiografia per farsi dire quanto sono bravi, Oscar Niemeyer ha riscritto la storia del suo paese e a 105 anni se n’è andato senza aver neanche l’idea di volere un grazie in cambio.

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