L’Arte di raccontarla, episodi stravaganti nella storia dell’arte: Sagrada Familia

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Tempo d’estate e di mare. Se qualcuno, come il sottoscritto, non è un amante delle vacanze di abbronzature e bagni di sole, un buon compromesso per abbinare relax e cultura è sicuramente Barcellona. La città catalana offre il miglior connubio tra sole,mare e arte. C’è Mirò, c’è Picasso, e soprattutto c’è Gaudi, che con le sue architetture stravaganti ha ridisegnato la seconda città di Spagna.

Se parli di Gaudi non puoi non parlare del suo sogno utopico, del suo progetto infinito, dell’opera che gli prese giorni, notti, mesi, anni, fino alla morte accidentale sotto un tram nel 1926. Quel cantiere è ancora aperto ed è una delle icone della città: La Sagrada Familia. Ancora oggi le gru svettano nel cuore della Ciudad per dar vita alla visione del Maestro, come era sovente sentir chiamare l’eccentrico architetto. Quello che riuscì a fare di sua mano fu la prima facciata dell’imponente cattedrale, quella dedicata alla Natività, ornata a fiori e con rappresentate tutte le scene che ricalcano gli avvenimenti attorno alla nascita di Cristo.

Non è un caso che il maestro catalano sia partito proprio da li, in una città come Barcellona che annovera la più antica Associazione presepistica d’Europa e del Mondo, fondata nel 1862, vent’anni prima che la prima pietra della basilica fosse posata. Gaudi creò personalmente ogni personaggio, proprio come un vero mastro presepista, scolpendo enormi figure da collocare nelle nicchie della facciata. Gaudi scelse tra la gente di Barcellona i soggetti che sarebbero stati i suoi modelli per le sue statue, per ottenere una veridicità che potesse avvicinare ancor di più i barcellonesi alla loro Chiesa.

Il Maestro si apprestava a scolpire il gruppo della Fuga in Egitto, l’ultimo che componesse la facciata. Antoni Gaudi era alla ricerca di un asino da poter raffigurare in questa scena e i possessori di bestiame, i contadini della campagna fecero a gara per portare al Maestro i migliori esemplari di muli ed asini della città, ma Gaudi non fu soddisfatto dei potenziali modelli, come ogni artista che si rispetti non trovava in loro quello che voleva trasmettere con il suo gruppo scultoreo.

Un giorno, in quei rari momenti di riposo che Gaudi si concedeva, passando per le bancarelle del mercato di frutta e verdura vide un asinello attaccato ad un carro. Il quadrupede era magro, scarno, segnato dalle fatiche nei campi o a trasportare i frutti della terra. Gaudi decise con un solo sguardo che quello sarebbe stato l’asino della sua Fuga in Egitto. Ne fece uno schizzo veloce a matita, su un blocchetto di carta, e prima che la memoria visiva gli giocasse brutti scherzi tornò nel suo laboratorio sotto la Sagrada Familia e cominciò a lavorare al modello.

Oggi, nella Cripta della Sagrada Familia, si trova la tomba del grande maestro Gaudi. Prima di varcare la soglia della basilica, sulla facciata della Natività, c’è un asinello, stanco e affaticato, che ancora oggi si porta in groppa la Madonna col bambino. Giuseppe prova a smuoverlo, ma l’asino sembra scuotere il capo e opporsi, anche se alla fine porterà a compimento la sua missione. In realtà vi guarda l’asinello, guardatelo anche voi: nel suo sguardo c’è tutta la sofferenza e la gioia di chi ha dato l’intera propria vita per qualcosa di piu grande di lui, proprio come Gaudi.

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