Lo scopo della scuola è quello di trasformare gli specchi in finestre (Sydney J. Harris)

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Ci sono alcuni gesti che dobbiamo fare per l’ultima volta: pulire la lavagna, mettere le sedie sui banchi, chiudere la cartella, uscire dall’aula per l’ultima volta in questo anno scolastico, lasciarci alle spalle i profumi, i giochi, i pennelli incrostati, la colla brillante… Ma soprattutto c’è una cosa che dobbiamo fare: salutarci tutti.

Sono quei saluti pieni di abbracci e di nodi alla gola, di manine che ti stringono e baci che ti rimangono nel cuore. Alcuni li rivedrò a settembre, ma ci sono i miei grandi che diventeranno ancora più grandi e che a settembre inizieranno la scuola. Sono entrati nella mia aula quando erano dei cuccioli, con le manine ancora un po’ paffutelle, gli occhioni sgranati dalla meraviglia, dall’entusiasmo e anche un po’ dalla paura di questo mondo nuovo e sconosciuto chiamato “scuola dell’infanzia “.

Sono usciti dopo aver condiviso momenti avventurosi, divertenti, a volte impegnativi con i compagni e le loro insegnanti, pronti a mettere i piedi nella scuola elementare. Da 20 anni saluto i miei allievi con grande commozione, dopo averli accompagnati per tre anni nel loro cammino verso la scuola, verso una nuova avventura. E quest’anno li voglio salutare con questo pensiero, che racchiude la vera essenza di questo mestiere. Un lavoro che è più di una semplice professione, che va oltre l’insegnamento, oltre le nozioni.

E adesso non sono più la tua maestra, ma rimarrai qui, dentro la testa, dentro il mio cuore e in mezzo ai miei pensieri anche quando io sarò per te già ieri. Per me sei ieri, oggi e anche domani, sei stato il bimbo dato alle mie mani per diventare ragazzo e uomo vero, per fare cose di cui puoi andare fiero. Ma in fondo io so già quello che resta sarò per te per sempre la maestra e tu per me non uno dei tanti, ma il più importante, come tutti quanti.

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