Morte nel pomeriggio

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Non molti sanno che nel sud della Francia si pratica la tauromachia. Il crudo spettacolo della corrida, che ha valicato i Pirenei per unire due popoli in una sanguinaria tradizione millenaria.

Ivan Fandino, torero spagnolo, è morto a 36 anni, incornato da un miura, un toro andaluso la cui razza è selezionata da secoli per la sua forza e aggressività. Prendersi una cornata in un polmone, ti crea un bel buco, devasta organi, ossa e difficilmente lascia scampo. Posso capire, anche se non approvo, la difficoltà nell’eliminare una tradizione che ha come antesignane le danze minoiche a Creta, con gli acrobati che affrontavano i tori a scopo rituale, o le venatio etrusche e romane. La “moderna” corrida come la conosciamo noi ha circa 1’200 anni, e veniva soprattutto praticata dai nobili che così guadagnavano prestigio ed onore.

Oggi, siamo nel 2017. Abbiamo legislazioni per non fare soffrire gli animali da macello e puniamo legalmente chi li maltratta. La corrida, effettivamente male si insedia nel moderno concetto umano, che vede sempre di più l’animale come un essere vivente con dei diritti che un oggetto.

Questo non toglie che gioire della morte di un torero è triste. Fandino ha affrontato la sua morte come tanti uomini non hanno il coraggio di vivere. È morto facendo quello che amava. In questa storia, il toro dovrebbe diventare vincitore. All’animale dovrebbe andare l’onore della battaglia vinta, in premio, come per i gladiatori, almeno il riposo.

Invece no, tristezza nella tristezza, il toro, come vuole la tradizione, è stato appeso a un albero, lasciato lentamente a soffocare. Centinaia di persone hanno assistito all’agonia dell’animale, reo di essersi in fondo difeso, colpevole di avere combattuto una battaglia.

Questa cosa disonora l’uomo più della corrida in se stessa. Quello che è uno spettacolo di morte e che dovrebbe perlomeno inneggiare al coraggio, diventa una meschina vendetta. Quel toro appeso mi ha fatto più male di tanti manzi al macello. Quel toro appeso è la sconfitta del genere umano di fronte alla dignità. È la tristezza di fare pagare a chi è incosciente una presunta vendetta.

Forse è ora davvero di lottare per riguadagnare la nostra dignità ed abolire le corride. Per gli spagnoli sarà difficile, ma la nostra umanità ci impone di avere una visione più dignitosa e gentile del rapporto che abbiamo con gli altri esseri viventi. Al toro, che ha ucciso perché costretto, in fondo, dobbiamo perlomeno il nostro rispetto.

Non amo molto le citazioni, ma lascio a un grande scrittore l’epilogo di questa storia. A Hemingway e il suo “morte nel pomeriggio”, storie di sangue e arena, porre una lapide su questa narrazione dove entrambi i contendenti hanno perso.

La corrida è una tragedia; la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall’uomo insieme e in cui c’è pericolo per l’uomo ma morte sicura per l’animale.

EDIT: Il toro non è stato impiccato, bensì semplicemente ucciso nell’arena. Ce ne scusiamo con i lettori. 24/6/2017, 13:32

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