Per la magistratura tavolo di sasso Lega-PPD

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Quando il 29 maggio il Gran consiglio ha eletto Anna Fumagalli come sostituta del procuratore pubblico dimissionario Nicola Corti il primo a reagire fu il socialista Durisch. Sia perché Corti era stato eletto in quota PS e Fumagalli è invece in quota PPD, sia perché a dire del capogruppo socialista gli altri due candidati (Pablo Fäh e Roberto Davide Ruggeri) avevano un profilo più “idoneo”, essendo entrambi segretari giudiziari ed esperti di reati finanziari, qualità non indifferente di questi tempi. Ma allora perché è andata a finire così?

Sullo sfondo c’è un accordo tra PPD e Lega, messo in cantiere per questa sostituzione e valido anche per la prossima elezione, dove a quanto sappiamo la scelta dei due partiti verterà su un candidato cui è stato consigliato di non presentarsi in sostituzione di Corti ma, appunto, alla tornata seguente. Una promessa, insomma. Il candidato in questione è Daniele Galliano, da qualche anno segretario giudiziario nel gruppo polizia e in quota leghista.

La ripartizione dei posti, anche nella giustizia, può rispondere a logiche di rappresentanza delle diverse sensibilità del paese. Non per nulla, di fatto, se non si trova un accordo per la nomina dei giudici alla scadenza del loro periodo di nomina si va in votazione popolare. Una cosa che è già successa.

Ciò che lascia di stucco, in questo caso, è che il gioco politico sia stato fatto sotto banco (è tornato il mitico tavolo di sasso della politica ticinese di spartizione di posti dei tempi che furono) e che a starci sia stato proprio il PPD, partito che da una parte sbraita pubblicamente contro la Lega, mentre dall’altra fa inciuci segreti con lei.

Quando si discute dei criteri di selezione e di nomina dei magistrati viene da chiedersi, davvero, di cosa si stia parlando. Quali sono? Quelli della spartitocrazia sottobanco? Complimenti, che progressi per questo cantone…

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